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I bambini allo stato brado.

di (04/09/2010 - 10:04)

Ieri mattina una gentile signora, durante la conferenza stampa di presentazione del "Città di Brescia", mi ha raccontato di un suo nipote di otto anni dal grande talento musicale. Inevitabile è partita la (ovvia) domanda: "Dove posso farlo studiare"? Le ho suggerito di trasferirsi immediatamente all'estero e di iscriverlo in una delle migliaia di scuole dove si può cominciare seriamente la pratica strumentale fin da piccolissimi. Certo, la faccenda è alquanto triste. In Italia si è messo mano alla riforma dei licei e si è istituito quello musicale, scatolone dai colori sgargianti, ma completamente vuoto di contenuti. Si sono rivoluzionati i Conservatori e sappiamo tutti molto bene come di questa riforma si capisca molto poco. Ma ai talenti precoci non si è pensato affatto. Assurdo. Possibile che nessuno di dovere sappia che cominciare a strimpellare uno strumento a quindici anni non serve a un tubo? In Italia non esistono scuole pubbliche a chiaro indirizzo musicale per gli under 11: scandaloso. Sarebbe ora che lo Stato la smettesse di fornire deleteri "ammortizzatori sociali" alla massa informe di musicisti-diplomati-laureati-disoccupati ai quali non offre nessun'altra prospettiva di lavoro. Ammortizzatori sociali usati come contentino, ma dagli effetti devastanti. Uno Stato serio non può delegare la formazione musicale primaria a strutture che sfuggono completamente al suo controllo. Sì, perché se è vero che a volte la qualità dell'insegnamento nelle scuole private è di grande dignità, nella maggioranza dei casi queste strutture sono gestite in modo dilettantistico e propongono un corpo docente assolutamente inadeguato. Qualcuno farà mai qualcosa per sanare 'sta anomalia?
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Che lusso!

di Domenico (12/08/2010 - 12:47)

Certo, d'estate può capitare di dover suonare in condizioni molto preoccupanti, con 'sta mania imperante dei concerti all'aperto. Vento, pioggia, zanzare, luci mal posizionate, orari d'inizio da nottambuli sono disgiudi normali, conditi spessissimo da una certa maleducazione degli organizzatori. Sì sì miei cari, perché purtroppo tantissimi Festival estivi sono in mano ad amministratori pubblici che di musica capiscono un tubo o giù di lì. Però a me stavolta è andata di lusso. 'Sta estate ho suonato solo in posti davvero belli. Che il Ravenna Festival sia ben fatto è cosa assolutamente ovvia, visto che si tratta di uno degli eventi musicali più attesi. Ma in questo post mi va di spezzare una lancia a favore di due simpatiche Rassegne del Nord Italia, che sono state occasione di poter fare musica decentemente anche in un periodo dell'anno che dovrebbe essere dedicato al rilassamento simil "lucertola sotto il sole". Al Festival di Salò mi sono esibito nella meravigliosa Piazza Duomo che ha un'acustica fenomenale e che è ben protetta dalla brezza gardesana. Un nugolo di moscerini che si è calato sul violino durante il tempo lento del do maggiore di Haydn non ha rovinato il piacere della serata. L'auditorio era estremamente preparato e gli organizzatori si sono fatti in quattro per poter alleviare l'inevitabile disagio legato alla calura e alla distanza fra il palcoscenico e il camerino. Eppoi l'Orchestra dell'Accademia di Schio ha suonato ben aldilà di ogni mia rosea aspettativa. L'Asiagofestival invece è gestito da uno strepitoso appassionato di musica che nella vita si occupa di aziende casearie e formaggi vari. Lì l'atmosfera è bucolica, ma estrememente professionale. Tirare l'arco con il dolce paesaggio dell'Altopiano di Asiago sullo sfondo è roba da Paradiso in terra. Julius Berger (il direttore artistico) è un gran violoncellista e un gran signore, molto legato alla sua bellissima famiglia. Uomo di altri tempi. Un solo piccolo appunto, dettaglio leggermente stonato di un quadretto altrimenti idilliaco: ho mangiato tanto di quel formaggio della Brazzale che in quattro giorni ho letteralmente buttato via i due mesi di dieta che mi avevano riportato ad un peso umanamente sopportabile. Ma il Gran Moravia e il Verena sono talmente gustosi che resistere loro sarebbe stata impresa impossibile, per me che vivrei solo di latticini.
Bon, stacco tutto e me ne parto per i mari del sud. Buona fine estate a tutti.
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Accademico, solo per un attimo.

di Domenico (30/07/2010 - 11:39)

Lezione sull'uso di internet rivolta agli aspiranti concertisti. Torno a fare l'accademico, solo per un attimo, giusto perché si hanno da ribadire delle regolette di convivenza civile che sono valide da sempre, ma che nell'epoca della "rete globale" vanno rispettate ancora più scrupolosamente. Cari giovani, un aspirante concertista può esprimere pubblicamente giudizi negativi nei confronti di un "famoso"? Eddai, la risposta è ovvia. Tutto quello che viene scritto su internet è indelebile, lo sanno anche i muri. Le sentenze lasciate ai posteri rischiano di diventare la fine di tutte le vostre ambizioni. Cari giovani, mai attaccare chi sta "sopra" (anche se solo provvisoriamente). I "famosi" vivono costantemente nel delirio di onnipotenza e si tengono ben stretti i privilegi ottenuti dopo anni e anni di gavetta e di sacrifici. Hanno un gran brutto carattere e la loro memoria da elefante li rende mortalmente vendicativi. Qualsiasi affronto da loro subìto viene metabolizzato e si trasforma in veleno puro. E quando il misfatto rimane irrimediabilmente agli atti si scatenano fino a che l'onta non sia stata cancellata. La maniera per farla pagare a chi ha osato è infallibile. I "famosi" conoscono bene tutti gli organizzatori e per loro non è difficile far terra bruciata intorno. Spesso basta far balenare un dubbio, magari durante una cena dopo un concerto, per inoculare il virus e bollare a vita qualsiasi "inferiore". Non crediate che le sentenze di morte musicale in culla vengano emesse per la commistione di interessi fra "famosi" e sovrintendenti. Sarebbe banale. La ragione della distruzione è molto più "tecnica": sì sì miei cari, perché un aspirante concertista che lascia traccia incancellabile di una critica feroce nei confronti di un "famoso" attesta la sua totale mancanza di lucidità. E allora quale direttore artistico rischierebbe mai un invito a chi non sa controllare i fumi che salgono al cervello e non riesce a dominare i propri nervi? In conclusione, piccola ovvietà. Può essere pericoloso anche esprimere giudizi positivi. Non si dimentichi, infatti, che ogni "famoso" crede fermamente di essere il migliore di tutti e sopporta a fatica chi esalti doti che non siano le sue.
Alla prossima, inutile, lezione. Vi anticipo già il tema: "I libri neri dei "famosi" nell'epoca dei "social network"". Vado a bermi una granita che è meglio.
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Il caldo estivo fa delirare.

di Domenico (28/07/2010 - 08:37)

E' vero, è da sempre una regola, fissa, di fronte alla quale in tantissimi chinano la testa. Roba che vale in tutti gli ambiti, non per questo roba gradevole. I poveretti cercano i potenti, o presunti tali, che magari sono parte di quell'orchestra o membri di quella giuria, e partono disperatamente all'attracco. Pendono dalle labbra, esaltano virtù che sono molto nascoste, spesso del tutto assenti, frequentano lezioni che servono solo a svuotare le tasche già di loro piangenti. I poveretti sanno bene che i potenti, o presunti tali, amano essere adulati e, pur essendo loro menti decisamente superiori, subiscono in silenzio nella speranza di poter aprire qualche porta. La fame è una brutta bestia, per tutti. I potenti-squali-ras-del-quartierino sguazzano beati nelle acque leggermente torbide. Stanno lì a pancia piena, circondati da cavalieri serventi e giullari di corte che ambiscono ad entrare nelle grazie, senza riuscirci mai. Una volta almeno il lavoro c'era e questo prezzo andava bene o male pagato (c'è da dire chiaro e tondo: non sempre e non da tutti, grazie al Cielo). Ma oggi che siam pieni di "molto laureati", però di lavoro neanche l'ombra lontana, val proprio la pena vendersi per niente?
Alla prossima, con la certezza di migliori pensieri.
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Incredibile.

di Domenico (13/07/2010 - 10:15)

A fine Giugno è scaduto il termine per le iscrizioni al "Città di Brescia" e abbiamo ricevuto una buona quantità di domande. Sessantaquattro candidati, mi pare sia il nostro record. Non c'è troppo da stupirsi, ormai il mercato si è allargato a Paesi nuovi, il numero dei potenziali concertisti si è moltiplicato e l'età media di chi tenta i concorsi si è innalzata perché si è innalzata la vita media. Certo, può sembrare bizzarro che questa trasformazione stia toccando un mondo che invece se la passa maluccio, con la sua drammatica crisi economica e con la conseguente riduzione degli avvenimenti di musica classica. Ma è giusto che per i giovani la speranza sia l'ultima a morire, ci mancherebbe altro. Il "Città di Brescia" ha un programma simpatico, una giuria molto qualificata, dei buoni premi in denaro e una discreta quantità di concerti offerti, quindi credo sia normale che abbia anche una buona quantità di iscritti. Eppoi oggi ci si può spostare in giro per il mondo con una facilità incredibile ed è ovvio che i candidati arrivino anche da molto lontano. Al nostro Concorso si esibiranno tanti asiatici, giapponesi e coreani in particolare, ma anche tanti australiani, statunitensi, addirittura caraibici. La crisi che stiamo vivendo in europa si ripercuote sui violinisti provenienti dal vecchio continente, che sono in nettissima minoranza. Ah sì, c'è il ritorno interessante dei russi che mancano da qualche edizione, pur avendo noi un albo d'oro pieno zeppo di ex sovietici. Nel nostro ufficio ancora non riusciamo a capire bene cosa possa essere successo: incredibile, ma vero, finalmente si rivedono gli italiani. Non sarà un'invasione, però i sette che hanno mandato la domanda per noi sono storia, dato che nell'edizione del 2007 di italiani a Brescia nemmeno l'ombra. Adesso c'è solo da augurarsi che la loro partecipazione sia anche di buon livello e che ci possa essere qualche premiato nostrano. Il roster di partenza del Città di Brescia appare molto complicato e ci sono tantissimi concorrenti che che sono già concertisti, però è giusto che la speranza sia l'ultima a morire anche per gli organizzatori, mica solo per i giovani! Sono sicuro che finalmente mi godrò in santa pace tutte le esibizioni, dall'alto della libertà che mi sono concesso escludendomi dalla giuria del premio. E' molto più distensivo ed appagante ascoltare musica senza dover per forza dare dei giudizi, o no?
Alla prossima.
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La fine, spero.

di Domenico (02/07/2010 - 08:19)

E' difficile dire che Yerevan sia una bella città. Ha molto della struttura sovietica: palazzoni enormi con piccole finestrelle sulle quali sono poste inquietanti inferiate, grandi arterie che sfociano su piazze circolari e il tipico colore grigio da metropoli stile anni cinquanta. Yerevan assomiglia a Beirut. Manca il mare, è vero, ma anche qui ci sono monumenti ricostruiti con i mattoni a vista, locali alla moda con nuovissime vie commerciali e un sacco di cantieri aperti. L'Armenia è una Repubblica di recente autonomia, nonostante la sua cultura millenaria. Il piccolo Stato sta cercando di trovare la via di uscita a tutti i numerosi conflitti regionali che la coinvolgono da sempre. Ieri un giornalista mi ha chiesto cosa pensassi della situazione concertistica in Turchia e io ho detto che la musica ha l'enorme potere di bypassare i problemi sociali e politici, accomunando popoli di etnia e religione diversa. E' difficile convincere un armeno della bontà della mia tesi, perché qui tutti accusano lo stato vicino di un genocidio non ancora riconosciuto pienamente e io mi sono trovato in una situazione un pochino imbarazzante. Amo la Turchia, penso sia un Paese meraviglioso e non riesco proprio a parlar male né di Ankara, nè di Istanbul. Ma non sono un armeno e probabilmente non conosco bene la Storia, vista la reazione un pochino stizzita dell'intervistatore alle mie risposte, volutamente vaghe e generiche. L'Ararat, il monte biblico che svetta sullo sfondo della Capitale, è l'emblema di tutte le secolari vicissitudini armene. Questo grande simbolo nazionalista è in territorio turco e per i locali l'affronto è difficile da digerire. A Yerevan il clima estivo è gradevole, l'umidità è molto bassa e la città è in altura. Niente a che vedere con il freddo e la pioggia della Colombia e con i tremila metri di Bogotà che rendono faticoso anche solo camminare. Il cibo armeno non è male, un pochino troppo speziato, e la gente sembra essere molto loquace e cordiale. L'Orchestra suona davvero bene e il Teatro Filamonico (dedicato a Khachaturian) ha un'acustica formidabile. Cari Amici del blog, come avrete certamente capito sto sopravvivendo a fatica all'ennesimo tour de force di una stagione che sembra non debba finire mai. Ormai l'ultimo concerto della serie è dietro l'angolo e poi sarà vacanza anche per me, almeno lo spero. Confesso che il rientro in Italia dopo tanto tempo mi spaventa un pochino. Non è che tornare a tutti i nostri problemi sia una prospettiva particolarmente allettante, però bene o male sono italiano e come tutti i buoni mediterranei brontolo sempre, ma non cambierei nazionalità neanche se mi costringessero a forza. Fra meno di dieci giorni sarò al mare a spettegolare con i miei cognati e con le mie sorelle e a fare il bagno con figli e nipoti. Finalmente, non vedo l'ora.
Alla prossima.
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Roba da diabete quintuplo.

di Domenico (07/06/2010 - 03:41)

In questo stupidissimo diario non ho mai ringraziato nessuno. E’ arrivata l’ora. Alle soglie degli “anta” posso vivere serenamente senza dover rendere conto delle mie scelte. Sono orgoglioso di me, ci pensavo proprio stamattina durante il volo fra il Messico e il Peru’. Che sia chiaro, so bene che non lascero’ traccia nella storia della musica, cosi’ come temo avverra’ per quasi tutti i colleghi concertisti italiani della mia generazione (lo dico a voce bassissima, per Carita'). Anzi, penso addirittura che difficilmente lascero’ traccia nella storia della mia inutile vita. Pero’ quanti uomini sono fortunati come me? Fino ad oggi ho suonato musica meravigliosa, ho calcato le scene di teatri stupendi, ho visitato paesi incantevoli e ho conosciuto un sacco di mondi diversi. L’ho fatto senza contare su appoggi politici, senza cercare la parola buona, senza puntare ad amicizie pericolose, con una scatoletta di legno in mano e tentando di strimpellare al meglio. Ho sbagliato tanto, ma ho anche corretto tanto perche’ mi sono tanto esercitato. E anche se ora io decidessi di smettere di tirare l'arco, o se qualcosa di irreparabile me lo imponesse, avrei comunque vissuto un'esistenza straordinaria. Adesso si dia il via ai ringraziamenti a quei pochissimi ai quali devo tutto. Un grazie ai miei genitori che hanno sacrificato da matti per educarmi per bene; un grazie a mia madre, la mia “critica” piu’ feroce, che mi ha insegnato che non si hanno rimorsi solo se non ci si puo’ rimproverare nulla. Un grazie ai miei tre figli: poveri, aspettano continuamente il ritorno a casa del loro “papa’ errante” senza chiedergli mai niente in cambio. Li amo troppo. Un enorme grazie a colei che con tanta dedizione si occupa della promozione del mio nome e della mia programmazione concertistica. Senza Letizia avrei appeso il violino a un chiodo gia’ da tempo, nessuno mai prima era riuscito a sopportare cosi’ a lungo le mie mattane e a riempire cosi’ bene i miei calendari. Infine un grazie al mio “pubblico”, in venticinque anni di palcoscenico non mi sono mai mancati affetto e attenzioni.
Mamma mia, ‘sto post e’ roba da diabete quintuplo. Ma per una volta credo sia giusto.
Alla prossima.
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Il debuttante.

di Domenico (04/06/2010 - 02:06)

La sera prima del debutto e´sempre molto tesa. Stanotte non dormiro' sicuro, ho una delle occasioni della vita e non voglio assolutamente sprecare l'opportunita´. Mi sono preparato bene, ho studiato tanto, ho provato a piu´non posso e non ho molto da rimproverarmi. A questo punto vada come vada, alla peggio faccio una figuraccia e amen. Domani mattina ho da cucinare una pasta con zucchine, gamberetti e pomodorini. Normale, direte Voi, robetta da corso preparatorio del corso preparatorio di sopravvivenza. Certo, d'accordo, ma l'ho da fare in diretta per la TV messicana e ho gia´gli incubi. Si' si' miei cari, l'ho da fare durante una trasmissione per massaie simil "Uno mattina". Qui mica hanno capito che riesco a malapena a strimpellare una scatoletta di legno con quattro corde sopra, qui pensano che sia un cuoco provetto e che sappia gestire pentole e fornelli. Le cose son due: o gli indigeni sono troppo simpatici oppure sono completamente locos, boh. Domani faro´del mio meglio. Cerchero´di rilassarmi e di non invertire clamorosamente le dosi della cipolla e dell'aglio. Non vorrei mai che la fiesta si trasformasse rapidamente in tragedia, se improvvisamente la fiammata da vino bianco in padella si propagasse in tutto lo studio, distruggendolo con un incendio. Voglio tornare a casa sano, se possibile, e senza aver passato nemmeno un giorno nelle patrie galere latino americane per aver avvelenato l´avvenente conduttrice del programma.
Sono concentrato al punto giusto e stanotte non dormiro´sicuro.
Hasta.
D

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