Buon Natale!
Cronaca di un'odissea.
1- Domenica pomeriggio arrivo a Milano con tre ore di ritardo (treno da Padova);
2- gelata notturna a -12 e ristoranti chiusi per mancanza di personale (niente cena e fortunatamente niente fame);
3- Lunedi mattina registrazione RAI a Corso Sempione e ritorno all'albergo di Corso Buenos Aires in taxi, ingorgo apocalittico (meno di 2 km, costato un patrimonio);
4- passeggiata forzata serale dall'hotel al Conservatorio per il blocco totale delle strade, sotto una nevicata assurda;
5- amara scoperta della chiusura del bar del Conservatorio per restauro e comparsa della fametta da mancato spuntino pre-concerto;
6- recital con un centinaio di coraggiosi in sala (in cuor mio speravo si cancellasse tutto, temevo di rimanere bloccato lì tutta la notte. Ma quando mi ricapiterà di poter vedere distintamente i volti di chi ha la bontà di ascoltarmi strimpellare?);
7- prolungamento ad libitum della parte di programma per violino solo a causa del ritardato arrivo del pianista (non sapevo che fare, in scena mi sono messo a parlare del più e del meno, per i malcapitati dev'essere stata una tortura);
8- arrivo del pianista alle ore 23 e chiusura del concerto alle ore 24 e 30 (esattamente tre ore e mezza di palcoscenico, un delirio);
9- ritorno in hotel alle due di notte vestito da concerto, con violino e valigia, ma senza i guanti persi chissà dove. Trenta cm di neve farinosa, congelamento degli arti, torcicollo. Ovviamente niente cena per la seconda sera consecutiva e occhi fuori dalle orbite per la fame;
10- trasferimento in Stazione Centrale e niente treni fino alle undici;
11- bivacco sotto i maxischermi che invece di dare infos mandano ininterrottamente il gingle pubblicitario della tv satellitare;
12- incredibile, ma vero: partenza alle 11 e treno vuoto (tutti morti assiderati???);
13- arrivo a Padova con tre ore di ritardo, scroscio di pioggia da clima tropicale.
Buon Natale a tutti, anche a chi in queste ore sta viaggiando e non si sta muovendo di un metro. Io ce l'ho fatta, sono a casa!
D
S.O.S.
Appello.
Siamo bivaccati nella stazione di Milano Centrale da ore, senza alcuna possibilità di partire. Desidereremmo venissero tolte le corde vocali alla bambina che sta cantando "Tomorrow" sugli schermi posti ai lati dei binari. E' una tortura continua, non ce la facciamo più. La situazione è grave: i gatti, i topi, le alci, le renne, i pupazzi di neve e gli elfi della pubblicità rischiano seriamente di essere bruciati vivi dai nostri sguardi imbufaliti.
Per favore, per pietà. Grazie.
Gli sciagurati del 22 Dicembre milanese.
Ma quando arrivano le vacanze di Natale?
In questo momento sono in viaggio, infreddolito da morire. Dal finestrino del treno Padova-Milano vedo una distesa di ghiaccio simil Siberia e mi si stan gelando le ossa. Quando ti muovi per lavoro sogni il caldo primaverile e il paesaggio "natalizio" ti infastidisce leggermente. Ma così è, punto. Domani ho l'ultima serie di impegni del 2009 e amen se sento le articolazioni delle mani rumoreggiare per l'umidità. La mattina ho da registare la trasmissione radiofonica di Radiotre che sarà mandata a Santo Stefano e la sera mi aspetta il consueto, piacevole concerto di Natale con l'amico Hans. Cercherò di tener duro ancora per un paio di giorni, sono ottimista. Durante 'sta settimana sono successe delle cose davvero strambe. Martedi mi hanno costretto a chiudere la mia pagina personale su Facebook. Dopo il post su Berlusconi tantissimi "amici" hanno pensato bene di scrivermi in privato una serie di insulti gratuiti. Che colpa imperdonabile: ho espresso un parere diverso dal loro e sono stato trucidato. Dove sta la tanto sbandierata libertà di opinione, protetta a spada tratta dagli utenti di FB? Per favore, siamo seri, gli estimatori della più grossa perdita di tempo del secolo non sono nemmeno in grado di accettare un pensiero non allineato. FB è abbastanza ridicolo. Ti costringe a definire "amico" chi è un semplice conoscente, quando nella realtà è già un miracolo se hai qualcuno con il quale scambiare qualche parola. Con Facebook ho rotto definitivamente, ho di meglio da fare. Ieri poi mi sono beccato l'ennesima provocazione del mio vicino di casa. Stavo studiando e il genio ha avuto la brillante idea di alzare a dismisura il volume di un Cd di Claudio Villa. Accidenti, non ci sono mai, un po' di tolleranza, dai, anche se immagino che udire scale e arpeggi possa essere molto stressante. Erano le cinque di pomeriggio, mica le tre di notte! Non avevo voglia di litigare e me ne sono fatta una ragione. Ho utilizzato le canzonette ad alto volume per testare la mia capacità di concentrazione. D'altronde avere Claudio Villa quale partner è molto meglio che strimpellare con il collega che crede di essere un grande Artista, nonostante se la cavi malissimo. O no? In preda ad un momento di pseudo-depressione, stamattina prima di partire ho telefonato a mia madre. Cuore di mamma, mi ha caldamente consigliato di pensare alle cose positive e di non drammatizzare quelle negative. In fondo in 'sti ultimi tempi non tutto è andato storto. Giovedi ho scoperto per caso che un'importante rivista mi ha annoverato fra i musicisti di punta in Italia (link) e, per quanto poco possa significare, ogni tanto fa piacere veder riconosciuti i tuoi piccoli meriti. Lunedi scorso invece il simpatico Direttore di Archi Magazine mi ha omaggiato della cura di una nuova rubrica titolata "Controarco". Troppo gentile, non sapevo che potesse essere utile mettere su carta la serie di pensieri idioti che di solito relego nello spazio virtuale di questo blog.
Bon bon, adesso devo staccare. L'eurostar è appena stato invaso da una marea di viaggiatori costretti a trasbordare da un treno soppresso per il maltempo. I poveretti sono a dir poco inferociti. Devo raccogliere tutte le mie cianfrusaglie sparse alla rinfusa sul posto accanto e ho da spegnere il pc.
Alla prossima per gli auguri di Buone Feste.
D
Facebook chiuso subito!
Se facebook permette che qualcuno si auguri la morte di qualcun altro, consentendo la pubblicazione di messaggi vergognosi, facebook va chiuso immediatamente. Ogni riferimento agli squallidi commenti sul fattaccio di Milano, comparsi sul social network senza alcun filtro, è puramente voluto. Non ci sono giustificazioni di nessun genere per questa schifezza, nemmeno politiche. La politica c'entra nulla, c'entra la delinquenza di chi scrive e la correità di chi non modera. Ci sono nomi e cognomi, in alcuni casi anche volti e fotografie: 'sta roba va perseguita legalmente. Quei post non sono parole dette in libertà, sono deliri di chi pensa di non doversi assumere alcuna responsabilità.
D
Quando ci vuole, ci vuole.
Prima e ultima volta, prometto.
Non sono abituato ad esprimere giudizi pubblici sull'operato artistico dei Colleghi, illustri o sconosciuti che siano. Chi mi conosce bene sa che ho massimo rispetto per il lavoro altrui e che non uso mai l'arma impropria della denigrazione o dell'esaltazione. Grazie al Cielo riesco a sopravvivere anche senza sparare cannonate a destra e a manca. Stavolta però voglio complimentarmi con i musicisti della Scala per il loro talento.
Ho visto Carmen in televisione e mi è sembrato un miracolo, in un periodo nel quale gli Enti Lirici italiani soffrono di un diffuso malessere. Non parlo di interpretazione, su quella si può stare a discutere una vita, e nemmeno di regia, della quale capisco poco o nulla. Parlo proprio di tecnica, direttoriale, strumentale e vocale. La pulizia di tutti gli interventi orchestrali e l'insieme senza sbavature fra buca e palcoscenico sono degni di un grande spettacolo, messo in scena in un grande teatro. I cantanti, poi: magistrali. Intonati e precisissimi, alla faccia delle leggende metropolitane sulle carenze ritmiche della categoria. E con un francese comprensibilissimo. Nota a margine. La ripresa audio dell'evento è stata eccezionale: pareva che la musica uscisse dallo schermo con un dettaglio da SACD, non da live.
Alla prossima.
D
La cella frigorifera della macelleria.
Finito il tour de force di Novembre. Al solito, il problema mi è noto da sempre. Bisognerebbe proporre lo stesso programma più volte, io invece suono un sacco di programmi diversi per una volta sola. 'Sto mese mi sono imbattuto in due recital per violino e pianoforte e uno per violino solo (con i tanto temuti Capricci di Paganini e con Grip di Boccadoro in prima esecuzione: bellissimo e mortalmente difficile, un capolavoro). Ah sì, certo, ho ripreso anche cinque concerti per violino e orchestra. Ce l'ho fatta e sono sopravvissuto, ovvio, ma è stata una faticaccia da una marea di ore di applicazione. Il mio sogno sarebbe quello di dedicarmi a una decina di pezzi in tutto e suonare solo quelli per tutta la vita. Gli amici mi dicono che mi annoierei, io invece credo che finalmente potrei rilassarmi ogni tanto e godermi di più gli aspetti della mia vita extra musicale. Nel prossimo futuro le cose non cambieranno, visti i programmi che i miei collaboratori hanno già fissato. Un delirio. Come diavolo si fa ad arrivare sempre preparati di fronte al pubblico? Spesso i giovani alunni mi chiedono come si possa tenere tanta carne sul fuoco senza bruciarla (o senza che entri in putrefazione prima di essere cotta). Loro fanno fatica a preparare una sonata e un concerto solistico in un anno. Ci vuole sacrificio, ma non è affatto difficile: basta saper come studiare. Le note, anche se scritte in combinazioni diverse, sono sette, non una di più. Piccolo ripasso di cose ovvie. Innanzitutto ci si deve esercitare sempre, anche nei periodi di vuoto concertistico. Strimpellare ha aspetti ginnici che vanno tenuti in allenamento. Tanti colleghi nei periodi di vacanza si riposano e non toccano lo strumento: I'm really sorry, ma dopo si sente, eccome. Riprendere in mano un violino comporta un riadattamento fisico che necessita di un ulteriore sforzo, anche mentale. Poi è fondamentale assimilare i pezzi molto bene fin dall'inizio, anche se non si prevedono esecuzioni a breve. Durante il mio periodo scolastico mi è stato imposto di pensare a ciò che stessi facendo in ogni momento del mio esercizio, per acquisire piena coscienza delle difficoltà tecniche. Questa è una regola fondamentale per tutti, a prescindere dalle diverse "scuole". Quante volte i ragazzi si distraggono quando si esercitano per poi accorgersi di non essere in grado di gestirsi in palcoscenico? Così come gli studenti normalmente "ripetono" a voce alta le lezioni da imparare, anche i musicisti dovrebbero dedicare uno spazio della giornata per eseguire ciò che hanno appena approfondito. Come in concerto, senza fermarsi e ripetere, da cima a fondo, davanti a qualcuno, anche incompetente. Due occhi che ti puntano mettono in crisi: il disagio aumenta tantissimo e ci si concentra per "istinto di sopravvivenza". Ancor meglio sarebbe aggiungere un piccolo registratore e riascoltarsi. Nessuno è in grado di giudicare perfettamente sé stesso senza un ausilio esterno. Quante volte ci è capitato di risentirci strimpellare e notare errori sconosciuti o pregi insospettabili? "Noi siamo i migliori insegnanti di noi stessi". Parole sacrosante, basta aver costanza. Superata la prima fase di studio un musicista che si sia applicato con coscienza dovrebbe essere in grado di "congelare" il pezzo e di "riscaldarlo" prima di ogni esecuzione. Tecnicamente, suonare è come andare in bicicletta. Magari se non pedali per un po' fai fatica a coordinarti, ma alla fine non cadi mai e riesci a controllare ogni movimento. Così è per il repertorio. Se hai già affrontato le difficoltà, superandole, nei "cassetti" della memoria c'è sempre un soluzione pronta. I cassetti vanno aperti e tutto si ripulisce con una velocità sorprendente.
Stop. Mentre sto scrivendo mio figlio terzogenito ha praticamente svuotato tutte le librerie. Mi sa che devo riordinare in fretta, se non voglio che il resto della tribù si ribelli violentemente alla mia latitanza. Ho un sacco di altra carne da "scongelare" e non è il caso che mi perda in litigi evitabilissimi.
Alla prossima.
D
Popolo bue.
Dopo un concerto. Roba che per una volta è capitata anche a me. Roba da non credere.
"Maestro, sentirla è sempre una gioia. Lei è davvero un meraviglioso musicista, con una grande tecnica e uno straordinario carisma. Il suo violino, poi, è estasiante. Ha una profondità assoluta, un colore ricco e raffinato e una lucentezza che appaga completamente. Certo, suonare uno strumento del celeberrimo liutaio cremonese del '700 aiuta tantissimo: la qualità è ineguagliabile e il timbro è inavvicinabile. Durante il concerto si avvertiva il grande vissuto che permeava l'emissione di ogni singola nota. Il legato era addirittura da sogno. Maestro, la prego, mi conceda l'onore di poter toccare con mano la sublime Opera d'Arte che sta riposando nell'anonima custodia appoggiata su quel tavolo".
"Caro ascoltatore, appassionato e competente, ignoto fino ad ora, ma che adesso amo quale Amico praticamente fraterno, ti ringrazio per gli apprezzamenti che probabilmente non merito e che mi fanno un immenso piacere. Devo però dirti che non ho suonato con il famoso strumento del celeberrimo liutaio del '700 cremonese, ma ho strimpellato un manufatto del 1967 di un liutaio bolognese morto solo qualche decennio fa".
"Ah ecco, accidenti, mannaggia, capisco perché in sala il suono era quasi del tutto inudibile".
Torno a studiare Boccadoro, dai, che forse è meglio.
Alla prossima.
D



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