Uno, due, tre.
Così, tanto per dire.
Quante volte mi è capitato di ascoltare giovani strimpellatori esercitarsi al tiro al piccione contro i colleghi celebri, tranne poi sbagliare mira e ritrovarsi impallinati dai loro stessi bersagli. Purtroppo sembra che la crisi dei concerti in Italia abbia prodotto una intera generazione di presunti musicisti che se ne sta lì bellamente nullafacente, spesso anche bellamente incompetente, con le spalle coperte da genitori assenti e pieni di sensi di colpa. Una massa informe di incapaci, che strazia gli strumentini che, poveretti, non si possono sottrarre alla tortura, ma piena di maestria nello sputare sentenze a destra e a manca. Cari ragazzi, un piccolo suggerimento, sono stato giovane anch'io: prima di azionare le vostre corde vocali contate per bene fino a tre. Rassegnatevi, l'unica deputata ad emettere giudizi definitivi è la storia, non certo la lingua che di frequente mettete in moto e che di frequente usate come arma caricata a salve. Non prendete esempio dai vostri insegnanti perché la frustrazione è una brutta bestia, che annebbia la vista soprattutto di chi sa che la sua fine è dietro l'angolo. Tutto quello che viene detto rimane scritto: non illudetevi, da qualche parte di sicuro qualcuno sta prendendo nota del conto che un giorno dovrete pagare. Inevitabilmente.
In questi giorni sono ben felice di non incrociare nessuno al di fuori delle poche persone che amo. Ho un sacco di concerti da preparare e non ho nemmeno un istante da perdere.
Alla prossima.
D
Il picchettato molisano.
Oggi a Campobasso ho fatto un piccolo tuffo nel passato. Nei Solisti Aquilani con i quali ho suonato Haydn ci sono alcuni fra i compagni di viaggio del mio periodo in Sinfonica Abruzzese. E' bello ritrovare colleghi buoni musicisti e ricordare i tempi andati. Federico ha cambiato strumento ed ora è diventato un eccellente violista. Ma sarà ancora l'eccellente giocatore di calcio a cinque con il quale me la spassavo nei campi di periferia dell'Aquila? Domanda retorica, dai, visto che per lui il tempo sembra essersi fermato. Detto chiaro e tondo, non mi sono mai divertito tanto come quando stavo in porta e beccavo una media di dieci gol a partita. Cris invece mi ha raccontato della tragedia del terremoto che ha sconvolto l'Aquila e della grande fatica con la quale i reduci stanno tentando di tornare ad una vita che abbia una parvenza di normalità. Molti dei colleghi di Sinfonica Abruzzese hanno perso tutto. Sono storie tristi, purtroppo note, ma che sono impressionanti quando le senti raccontare da chi le ha vissute in prima persona. Per fortuna nessuno di loro ha subito gravi danni fisici e questo è un meraviglioso dato di fatto per il quale ringraziare il Cielo. L'ho detto anche a Cris: sono convinto che l'Aquila tornerà ad essere l'importante centro musicale che è sempre stato grazie all'enorme vitalità degli abruzzesi. Infine, last but not least, ho avuto il piacere di confrontarmi con lo straordinario insegnante di uno dei colpi d'arco che proprio non mi vanno giù. Domenico Zezza, così si chiama la talentuosa spalla dei Solisti Aquilani, durante la pausa del concerto mi ha suggerito dei segreti per gestire il picchettato, da eseguire alla metà superiore dell'arco e non verso quella inferiore come ho sempre fatto. A lui va senz'altro la dedica per gli eventuali successi delle mie esecuzioni prossime dei capricci di Paganini (molto eventuali, temo). Ringrazia in particolare il capriccio 21: adesso la smetterà di pensare che io non sarò mai in grado di capirlo.
Un saluto dall'hotel Eden, eremo del capoluogo molisano. Fuori ci sono solo due gradi e sembra di essere in pieno inverno.
Alla prossima.
D
L'insuccesso di uno strimpellatore.
Nell'interpretazione musicale l'oggettivo non esiste. La scoperta dell'acqua calda, direte Voi. Una realtà molto difficile da gestire, diranno tutti quelli che con la musica hanno di che vivere.
Alcune ragioni dell'eventuale insuccesso di uno strimpellatore, viste con gli occhi di chi decide le sorti (con relative note a margine).
-"L'ultima volta che ti ho ascoltato avevi tredici anni, mi sembravi un po' acerbo"
(hai usato maldestramente l'elisir di eterna giovinezza che ti ho indicato).
-"Mi sono annoiato, troppi pochi errori"
(il Circo Barnum è qui in zona, speravo tu ne facessi parte).
-"Il fazzolettone sul violino stonava con il collo alla coreana della giacca"
(ogni tanto mostra il tuo viso, non è poi così orrendo).
-"Mi pare tu sia un pochino ingrassato"; ma anche: "Hai perso un po' di capelli"
("Notte e Giorno": pillole per dimagrire, non giornate intere passate a studiare).
-"L'ingresso in scena era troppo sfrontato"
(dai da mangiare al San Bernardo un po' prima, così non si mette a dormire in camerino per la digestione invece che indicarti la via).
-"Hai sudato troppo e colava acqua dal violino"
(sarebbe ora che tu smettessi con la cattiva abitudine di bere prima dei concerti).
-"Ti si è spezzato il mi durante la sonata di Brahms"
(molto meglio se ti si fosse spezzato in Paganini).
-"Hai suonato benissimo, ma non hai ringraziato il pubblico con degli inchini convincenti"
(c'è un notevole calo di spettatori, quei pochi rimasti dobbiamo tenerceli ben stretti).
-"Molto maleducato, non hai annunciato il numero d'opera del Capriccio che hai eseguito come encore"
(questa settimana il Superenalotto ha un montepremi ricchissimo).
-"Mentre suonavi hai starnutito senza portare la mano alla bocca"
(i virus vanno irretiti con il carisma, non lasciati liberi di esprimere il loro dissenso).
D
Fonte: "Il libro nero di una pallida vita, 1971-2009"
Il tono diverso di voce con il quale mi dici...
Non mi stupisce affatto che Alessandra Amoroso sia in testa alla hit parade. Non c'è radio locale che non passi il tormentone "Stasera ho da fare, non mi aspettare", al punto che l'ho imparato per bene anch'io. E' ovvio dai, martelli la gente a tal punto che è impossibile poi che il motivetto non rimanga in testa. E' facile creare una star dal nulla. Basta una semplice operazione pubblicitaria, basta un maxi-poster messo all'ingresso di una catena di ipermercati, basta l'acquisto di spazi radiofonici, basta la regolare comparsata in trasmissioni televisive di punta. A volte basta addirittura il cinico sfruttamento di una storia triste, di un handicap, di una sciagura. La Amoroso è uno dei "Fenomeni disografici" che compaiono ciclicamente. "Fenomeni" di una stagione, privi di luce propria. Volti e corpi prestati al confezionamento di un prodotto che prescinde dalle qualità artistiche. Ne esistono anche nel mondo della musica classica, certo. Vi ricordate il pianista che ha inciso tutto il repertorio possibile, senza aver mai rivelato il suo volto? Negli anni '90 in suoi CD imperversavano e non c'era rivendita di dischi che non avesse uno scaffale a lui dedicato. Ha venduto tantissimo, è diventato un "Fenomeno". Ma è Artista vero chi non ha il coraggio di affrontare il palcoscenico? Inutile dire: è sparito nel nulla. E vi ricordate il mitico, fantomatico Direttore di un'orchestra slovacca, altro "Fenomeno" di vendite, che con i suoi dischi venduti a bassissimo prezzo ha clamorosamente introdotto le grandi Sinfonie fra gli scaffali dei supermercati? Sparito nel nulla anche lui, così come è ovvio che sia per chi non è a diretto contatto con il pubblico. Con un grande merito, però: adesso in Italia non c'è massaia che non conosca il tema in levare della Quinta Sinfonia di Beethoven.
Alla prossima.
D
Il perché di una scelta.
Tanto 'sto post non lo legge nessuno...
Quando ho iniziato a studiare il violino l'ho fatto perché mi piaceva. Non so perché mi piaceva, mi piaceva e basta. Non provengo da famiglia di musicisti, credo sia semplicemente una questione istintiva, se volete chiamatelo talento, che ne so. Mi piaceva il suono delle quattro corde, mi piaceva ascoltare Bach nei vecchi 33 giri di mia madre, mi rilassava, mi faceva stare bene. Ho cominciato a studiare il violino senza particolari ambizioni. Mi sono ritrovato proiettato in palcoscenico praticamente in fasce e nemmeno mi ricordo il mio primo concerto, messo lì da solo a strimpellare. Ero troppo piccolo, non mi posso ricordare. Ho passato fanciullezza, adolescenza e giovinezza sul violino perché mi piaceva, senza essere spinto dalla voglia di far carriera. Mi piaceva e basta. Mai avrei immaginato che diventare -mio malgrado- "personaggio pubblico" potesse attirare su di me ogni sorta di saetta. Ho cominciato ad accorgemene quando, ragazzino, mi sono sentito dire in faccia senza mezze misure che circolava la voce che io fossi omosessuale, solo perché non andavo in giro a sventolare ai quattro venti la mia vita sentimentale, o solo perché non accettavo le avances della ricca ereditiera. Ora, non che io ritenga essere omosessuale una particolare iattura, anzi, il mio essere etero non è nemmeno particolare motivo di vanto, sono assolutamente affari miei. Ma a diciassette anni sono dicerie che rischiano di rovinare la vita. Sono stato costretto a crescere in fretta. Ho imparato a disinteressarmi delle maldicenze su di me, sulla mia vita, sui miei affetti. Sugli affari rigorosamente miei. Parole spesso buttate lì per gioco, giusto per riempire il tempo dei dopocena, il pettegolezzo come sport preferito se non come ragione di esistenza. Il riconoscimento di sé che passa attraverso la distruzione degli altri. Un modo di fare che non mi è mai appartenuto, che mi ripugna, del quale non ho mai compreso la ragione. Ho imparato a disinteressarmene, a costo di optare per un isolamento personale che mi rendo conto essere una sorta di guscio protettivo. Adesso, giunto a trentott'anni all'età da invecchiamento biologico pieno, vivo la mia vita continuando a suonare perché mi diverte un sacco, stando vicino alle poche persone che veramente mi vogliono bene, ai miei figli, alla mia famiglia, ai pochissimi amici, tutti non musicisti. Mi sono rassegnato a non accettare le regole del gioco che non mi piacciono, a ritenere persa la guerra: cercare di rendere corretti e puliti i rapporti personali in un mondo pieno di arpie come è quello musicale è assolutamente impossibile.
Alla prossima.
D



Ultimi commenti