La "Buca" ben protetta e i "Cattedratici" inamovibili.
Scusate l'intrusione, ma proprio non ci riesco.
Dedicato a quelli che hanno il tempo di criticare Brunetta, sempre con la pancia piena e con le spalle ben coperte.
Sapete qual è l'unica categoria che opera in Italia senza alcuna tutela sindacale? Volete provare a indovinare? Avrei deciso di scioperare e di non fare il prossimo concerto perché non è possibile che io sia sempre nominalmente un disoccupato (i contratti per i concerti sono di natura a tempo determinatissimo), che se mi infortuni alla mano lo Stato mi dica che è l'assicurazione che se ne occupa, che debba studiare tutti i santi giorni per ore e ore con il cappio al collo del famigerato "giorno a partire dal quale l'agenda è vuota da impegni" (nel mio caso quel giorno è sufficientemente lontano, ma è una fortuna rara). Avrei deciso di scioperare perché non è giusto che non abbia diritto ad una pensione pur avendo versato contributi per migliaia di concerti, che io debba spendere decine di migliaia di euro l'anno di manuntenzione ordinaria degli strumenti senza alcun sussidio, che debba pagare le tasse anche su fatture emesse, ma non saldate perché i finanziamenti non sono arrivati alle Società scritturanti. E che non mi vengano rimborsati almeno in parte i viaggi, gli alberghi, i pranzi, le cene, le telefonate senza le quali non potrei mantenere i necessari rapporti lavorativi. Sapete cosa mi è stato risposto? Volete provare a indovinare? Mi è stato detto che ad un povero solista non solo non è concesso scioperare, ma nemmeno ammalarsi, essere stanco, andare in ferie, non aver voglia, "fare domani". Ad un povero solista non è concesso "fare finta". I veri "Vivaldi e Mozart" della situazione italiana sono i concertisti erranti nel limbo, con la differenza che all'epoca i compositori e i musicisti almeno venivano ricevuti a Corte.
Alla prossima.
D
I detrattori.
Diffidare di chi va a dire impunito in giro che i Concorsi di Esecuzione siano del tutto inutili o, addirittura, deleteri. Non è difficile considerare che fra i detrattori del mondo dei Premi, quelli che per intenderci dicono che "il Talento non si misura a punteggio", si annidino numerosi anche tutti quelli che "ci hanno provato, ma non ci sono riusciti". Spesso sono gli stessi che guardano invidiosi alcuni dei fenomeni musicali “trasversali” di successo: non si sono mai messi in gioco, non hanno mai accettato di confrontarsi ad armi pari, si sentono “vincenti” solo se tentano di far terra bruciata intorno.
Come sempre avviene, è la storia che parla. Piaccia o non piaccia tutti i “nomi” di oggi sono figli dei Concorsi. Assicurarsi un Premio prestigioso garantisce la visibilità indispensabile per uscire dall'anonimato. Dai Concorsi non si prescinde, a meno che non si sia talmente “ricchi” da potersi “comprare” i concerti, non si sia “figli di papà”, non si sia "l'amante di". O, ancor peggio, che non si sia tutte e tre le cose messe assieme.
Alla prossima.
D
Coup de théâtre.
Storia di altri tempi, storia vera.
Il celebre violinista è uomo noto fin da bambino e le virtù del suo strumento sono leggenda anche aldilà dell'Oceano Atlantico. Ma lui non ci sta, non ci sta a passare come il "Violinista che suona su uno Stradivari", il suo recital di debutto negli States non può essere la celebrazione di un violino sul quale armeggiano due mani.
Carnegie Hall di New York, sala gremita e auditorio in fervente attesa. Un uragano di applausi accoglie il termine del primo brano. L'uomo noto ringrazia il pubblico e con un "coup de théâtre" spacca in due il violino con il quale ha appena suonato. Lo sconcerto è enorme, così come il timore che l'opera d'arte del liutaio cremonese possa essere persa per sempre. Il celebre violinista non è stupido e non è nemmeno pazzo: nessuno in sala ha notato che lo strumento distrutto è uno violinaccio di nessun valore e non lo Stradivari che tutti pensavano di aver ascoltato.
Morale della favola: è il violinista che fa il violino, non il contrario.
D
p.s.
Alla fine dei miei concerti immancabilmente mi chiedono del violino, mai che mi venga chiesto come faccia a cavarne fuori il suono per il quale si complimentano. Sia chiaro, condividere le luci della ribalta con un pezzo di legno non mi entusiasma, sono troppo egocentrico.
Giusto per dare un taglio alla questione, nunzio vobis che attualmente strimpello un manufatto del 1967 assemblato da un liutaio bolognese di nome Ansaldo Poggi.



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