Chi è senza peccato?
A me di Berlusconi non interessa un tubo. Della sua vita sessuale, intendo, non di quella istituzionale. Da giorni i colleghi mi intasano la posta di mail piene di commentacci sulle presunte gesta amorose del Premier: è come se tutti ormai fossero in possesso delle chiavi della sua alcova.
Ma da quale pulpito giunge questo ennesimo rigurgito moralista? Per favore, dai, i musicisti dovrebbero stare zitti e basta. Mi permetterei di far notare che offrire il viaggetto all’allieva che spera di poter fare un minimo di strada non è che sia moralmente più “accettabile” di ciò che si definisce “inaccettabile” per il nostro Silvio nazionale. E’ “accettabile” che uno strumentista concupisca la ricca ereditiera per ricavarne una sponsorizzazione? Ed è moralmente limpido sedurre la figlia del Direttore Artistico (o lo stesso Direttore Artistico, dipende dai casi) per ottenere un concerto? Vorrei umilmente osservare che le stesse “educande” dell’ambiente musicale che si stanno esercitando al tiro al piccione fingono spudoratamente di ignorare il tipico “dopocena” del concertista, spesso infarcito di amichette, amichette delle amichette e amichette delle amichette delle amichette.
Per favore, dai. Le faccende di letto non interessano un tubo a nessuno, me compreso, e solo chi è senza peccato avrebbe il diritto di scagliare la prima pietra. Non gli artisti, sicuro, che dalle pietre dovrebbero essere regolarmente sepolti.
Alla prossima.
D
Noi, baroni.
Questi sono anni ingiusti e i giovani musicisti ne sono le vittime sacrificali. Ho tre figli, allo stesso tempo sono spettatore interessato e partecipante a un gioco al massacro. Noi “baroni”, noi che raramente abbiamo sofferto di una vera, spietata concorrenza, abbiamo le chiavi delle "stanze dei bottoni" e non capita mai che ci schiodino dalle poltrone sopra le quali ci siamo seduti negli anni buoni. Le porte del concertismo sono blindate, e anche se si aprisse uno spiraglio i cachet per i “pesci piccoli” sarebbero talmente alla fame da costringere al piattino nell’angolo della strada e al cane quale fedele compagno. La speranza di poter suonare in un’orchestra stabile si è ridotta praticamente ad una pia illusione, da tanti anni. Ci mancava solo la “legalizzazione del portone blindato” anche per l’insegnamento, nel momento nel quale si paventa che i nuovi Licei Musicali debbano essere gestiti in convenzione con i Conservatori e quindi completamente chiusi ai tutti che non ci sono già (però sull‘argomento bisognerebbe spendere due parole in aggiunta perché credo fermamente che una riforma radicale dell‘istruzione musicale non sia più prescindibile). Per decenni noi “baroni” abbiamo illuso i ragazzi con la chimera del solismo e ancora oggi nelle nostre aule spesso ostacoliamo la frequenza a corsi alternativi anche extra-musicali perché li riteniamo “indegni e inferiori”. Quante sono le Orchestre Giovanili che hanno impunemente traghettato i disgraziati dallo status di disoccupati-bambini a quello di disoccupati-adulti-senza-speranza? Ne abbiamo fatte nascere come funghi, spesso approfittando di fondi distribuiti senza alcun criterio: un tiro al piccione con carne fresca quale trofeo di caccia. Abbiamo tolto loro anche l’unica certezza, quella della spendibilità del titolo di studio che per molti di noi è stato il mattone fondamentale sopra il quale costruire le nostre esistenze. Oggi ‘sti poveri giovani musicisti si ritrovano in mano solo un pezzo di carta straccia con scritto ”Siete la nostra sperimentazione perenne, siete le nostre cavie da laboratorio”. Una vergogna. Noi “baroni” non possiamo permetterci di lasciare marcire così gli inconsapevoli burattini delle nostre manovre atte a consolidare noi stessi. Non possiamo rimanere bellamente insensibili alle loro grida di dolore, gli anni ingiusti hanno da finire. D
Nelle mani di Dio.
Questa notte non ho chiuso occhio. Sono rimasto tutto il tempo appiccicato al finestrino a vedere i nuvoloni sull’Oceano Atlantico, in attesa degli eventi. Invece è filato tutto liscio, l’aereo KLM dal Brasile all’Olanda non ha avuto nemmeno uno scossone e il segnale dell’ “allacciare le cinture di sicurezza” è rimasto sempre spento. Ma allora perché all’Air France e non al KLM? La rotta è la stessa, il tipo di aereo pure: perché? La verità è che siamo tutti nelle mani di Dio e che quando la nostra ora arriva arriva e amen. Sono un “Frequent Flyer” di Air France e il volo 447 in passato l’ho preso anch’io. E allora perché a me non è successo nulla? D
Nella notte trascorsa a scrutare il cielo mi è tornata in mente la storia incredibile di uno dei miei giri in America Latina. Ero già in Brasile e improvvisamente è stato cancellato un concerto che avrei dovuto tenere a Manaus, una città sperduta nel mezzo della Foresta Amazzonica. Mi sono arrabbiato tantissimo, non riuscivo ad accettare l’idea di una settimana di inattività forzata a Rio de Janeiro. Ma se è Destino è Destino, c‘è niente da fare. Quella cancellazione mi ha salvato la pelle. Il volo di ritorno Manaus-Rio che avevo prenotato è precipitato a causa di una collisione e lì dentro non si è salvato nessuno. Nella lista degli scomparsi non c‘era il mio nome, l‘ho scampata bella, ma chissà, magari se l'avessi preso non sarebbe successo nulla, chissà. Se giunge l’ora così è, punto e basta.
Adesso sono a Roma, rintanato nel convitto che mi ospita abitualmente, con una micidiale stanchezza addosso e con il jet-lag che di sicuro non mi farà chiudere occhio per un po‘. Devo assolutamente riposare, domani mattina ho una diretta radiofonica e non è il caso di scherzarci troppo.
All'amico Silvio che non c'è più.
Silvio Barbato era un grande Artista, un grande Compositore, un grande Direttore, una meravigliosa persona. L’ho conosciuto alcuni anni fa e ho avuto svariate volte il piacere di suonare diretto da lui. Tante volte sono rimasto incantato ad ascoltarlo parlare di musica e di filosofia, e dell’Arte che lui amava, da uomo intelligente, colto e sensibile qual era. Eravamo diventati amici, sarebbe stato impossibile non diventarlo, era disponibile, generoso, leale, cristallino. Aveva solo cinquant’anni e adesso non c’è più, inghiottito da quell’oceano che lo separava da Antonella e che lui stava attraversando in quella maledetta scatola di metallo. Avremmo dovuto incontrarci a Roma la settimana prossima e adesso non so che dire, inebetito come sono in una camera di Lima a pensare che non sia giusto morire così, non sia giusto che debbano essere sempre i migliori ad andarsene troppo presto. Silvio rimarrà per sempre fra i più bei ricordi della mia vita e sono onorato di averlo conosciuto, anche se adesso il vuoto è tremendo e mi piange il cuore. D



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