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Fastidiosi dettagli.

di Domenico (31/05/2009 - 14:36)

Alcuni dettagli che potrebbero infastidire un concertista durante la sua lunga permanenza fuori casa, se questo concertista non la prendesse in modo sportivo e non amasse la vita. Solo perché per qualche minuto non ho di meglio da fare.

- Segnare sull'agenda la compagnia aerea sbagliata e rischiare di perdere l'ultimo volo della giornata;
- viaggiare per ore seduti accanto ad un gigante di due metri di circonferenza che ha il mal d'aria;
- ricevere nel cuore della notte una telefonata in camera e sentirsi dire: "Maestro, scusi, ho dimenticato del fuso orario";
- bere un cappuccino salato perchè, poveretto, il simpatico cameriere del pub al quale hai chiesto lo zucchero non parla inglese;
- (variante) prendersi una dissenteria da paura dopo che lo stesso simpatico cameriere ha sciolto accuratamente un cubetto di ghiaccio nella bibita, giusto per renderla più "gostosa";
- invertire il cambio e comprare a caro prezzo un oggetto inutile che pensavi fosse in super-super offerta;
-
perdere la strada dell'albergo e ritrovarsi in mezzo ad una foresta simil amazzonica mentre sta calando la notte;
- entrare in una "farmacìa" per porre rimedio al tremendo mal di testa ed essere circondati da gentili commesse che ti vogliono appioppare un profumo, perché lì di farmaci neanche l'ombra;
- veder sprigionare delle fiamme dal tuo phon da viaggio e sospettare che forse non hai cambiato il voltaggio elettrico;
- accorgersi che la tua carta di credito si è esaurita;
- (variante) considerare con una certa preoccupazione che la tua carta di credito non è accettata perché il circuito che funziona dappertutto proprio lì non è utilizzato.

Per fortuna che poi c'è la musica.

Scusate l'intrusione. A presto, forse.

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Il famoso suonatore di tango e i celebri barocchisti.

di Domenico (27/05/2009 - 09:40)

Ho fatto il volo verso il Sud America circondato da barocchisti. In sala d’imbarco ci siamo scambiati delle occhiate interlocutorie, ma io sono partito avvantaggiato perché ho visto il logo “Concerto Köln” impresso sulle custodie e ho immediatamente capito di chi si trattasse, mentre i Colleghi all’inizio mi hanno confuso con un famoso “suonatore di tango” (sigh!). Il destino ha voluto che il mio posto sull’aereo fosse fra la violinista e la violista del gruppo. Ci siamo presentati e loro subito lì a ricordarmi alcuni Concorsi comuni ai quali abbiamo partecipato (incredibile, il mondo è davvero piccolo). Durante il viaggio, interminabile e decisamente shakerato, abbiamo parlato del più e del meno classico del concertista, tipo l‘ovvio “Vorrei essere a casa a dormire” e l’immancabile “Sarebbe ora di appendere gli strumentini, la vecchiaia incombe”. Ecco, io che non avrei avuto nulla da dire loro in senso musicale (se c’è una cosa che amo poco è l'esecutore che nega l’evoluzione del gusto fermandosi al trapassato remoto: il barocchista, appunto) ho capito che quando si tratta di stress la barca è la stessa. Suonare Vivaldi gonfiando i suoni è identico a strimpellare Sibelius tentando di tenere alta la percentuale di note giuste. L’adrenalina da palcoscenico è uguale, studiare si deve sempre e, soprattutto, la solitudine è una gran brutta bestia per chiunque. Non ci siamo addentrati in discussioni filosofiche sui perché dell’esistenza della musica, l’aria rarefatta avrebbe impedito qualsiasi ragionamento sensato, ci siamo limitati a delle considerazioni molto terra terra sulla nostra vita da zingari. I concertisti adorano suonare, ma odiano viaggiare, amano i Teatri e detestano le lunghe attese nei camerini e non farebbero mai a meno del piacere immenso della musica, ma non disdegnerebbero una vita ai Caraibi da mantenuti nullafacenti. Non credo avrò molte altre occasioni di incrociare ancora i celebri barocchisti, tra l’altro qui faranno un giro completamente diverso dal mio, ma la certezza del mal comune che è mezzo gaudio ha lenito il fastidio delle dodici ore di immobilità forzata a dodicimila metri di altitudine.

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O no?

di Domenico (21/05/2009 - 05:47)

Sto qua in aeroporto a Dubai e non so a cosa pensare. La solitudine gioca brutti scherzi, come al solito. E’ escluso che abbia voglia di pensare a me stesso, rischierei di arrivare a delle conclusioni tremende. Sto passando la classica fase di mezzo, sono troppo vecchio per cambiare tutto quello che c’è di sbagliato e troppo giovane per aprire la stagione dei bilanci definitivi. O no? Allora comincio a delirare su alcuni conoscenti che, poveracci, si arrabattano con i loro strumentini alla disperata ricerca dell’identità musicale mai trovata. E’ ignobile, ma considerare le disgrazie altrui almeno fa scorrere le ore senza troppi danni.

Se uno non fa le note suona male, o no? Le note sono la base della musica, o no? E come si suonano ‘ste benedette note senza averle studiate tecnicamente? C’è poco da fare, ci devi passare il tempo da solo, tu e il tuo strumento, senza distrazioni di sorta, senza lasciarti irretire dal pensiero drogato che far musica sia solo realizzare delle frasi. Le note, senza le note la musica non esiste. Non è vero che per un camerista sia sufficiente provare per ore ed ore con gli altri per ottenere dei risultati soddisfacenti: se non ci sono le note non c‘è nulla. O no? Recentemente ‘sti benedetti conoscenti hanno avuto la stravagante idea di preparare un quartetto col pianoforte nel quale c’erano le stesse arcate e gli attacchi esatti, ma non c’erano le note. E’ mai possibile sbagliare le note, oggi, esposti come siamo al confronto impari con la valanga di registrazioni discografiche disponibili? No, non si può. Ed è possibile interpretare le note se le note non ci sono? E‘ ovvio, dai. Certo, mi si dirà che ragiono troppo da solista e che la musica da camera sia soprattutto respiro comune e approfondimento della partitura: sono tutte storie. La musica da camera è esattamente come la musica solistica, è fatta di note. O no? Un solista la musica da camera potenzialmente è in grado di eseguirla, basta che abbia un minimo di orecchio e che decida di mettere da parte l’atteggiamento egocentrico tipico di chi vive la musica “da solo”. Ma se metti a suonar “da solo” il camerista puro che non fa le note stai certo che quello non combina un tubo. O no? Eppoi non sono mica tanto convinto che sia così bello ascoltare un’interpretazione definita in ogni dettaglio e che non lasci un minimo di spazio all‘improvvisazione, così come i cameristi puri che non fanno le note solitamente propongono: in palcoscenico è molto importante anche saper cogliere l’attimo e lasciarsi trascinare dall’istinto. O no?

Fine del delirio. Il mio volo sta per imbarcare.

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Crocifissa in sala mensa.

di Domenico (15/05/2009 - 09:03)

Che sia chiaro, sono contrario alle scuole private, anche se sono Cristiano, Cattolico, Apostolico e Romano. Non credo che sia giusto rilasciare titoli validi a tutti gli effetti “bypassando” ogni regola chiara sul reclutamento degli insegnanti e sui programmi di studio. Eppoi sono concettualmente contrario all’eccellenza che bisogna “pagare“, su questo ho idee molto di “sinistra“. Voglio ancora pensare che lo Stato possa essere in grado di garantire un minimo di qualità alla formazione dei suoi cittadini, nonostante lo sfacelo del sistema. Temo però che da noi "privato” sia molto meglio di "pubblico" anche per la scuola, così come è per la sanità, per i servizi e, perché no, anche per l‘Arte. Ieri ho visto uno simpatico spettacolino sul Veneto e sui veneti tenuto da alcune classi elementari di un istituto gestito da Suore Salesiane. I ragazzini hanno recitato, cantato, ballato e suonato con l’ordine e la disciplina che sono inconcepibili in un contesto pubblico (ho tre figli in età scolare, so bene quello che dico). Nulla è stato lasciato al caso e nessuno degli allievi, neanche quello più vivace, si è lasciato scappare un atteggiamento sopra le righe, una parola di troppo, un movimento scomposto. In quell'istituto il rispetto è alla base del percorso educativo, mica come nella scuola pubblica dove pretendere rispetto spesso comporta rischi enormi. Ieri ho sentito urlare a una maestra un sacrosanto “Che nessuno osi aprire la bocca” ai suoi piccoli alunni. Che sarebbe successo se questa frase fosse stata pronunciata altrove? Ve lo dico io cosa sarebbe successo, non è difficile da prevedere: i genitori si sarebbero immediatamente lamentati della “tortura psicologica” subita dai loro figli. Quale dirigente scolastico oggi avrebbe il coraggio di mettersi a discutere con le mamme iperprotettive che ci sono da noi (e solo da noi)? Dai, è bello che i pargoletti sfoghino i meravigliosi istinti di belve feroci in gabbia perché, poveri piccoli, sono così ”anime innocenti” anche quando decidono di sbranare per gioco le loro insegnanti… con i loro dolcissimi dentini da latte… Chi avrebbe avuto mai il coraggio di alzare la mano per dire che non dovrebbe essere proprio così? Siate certi che sarebbe stato convocato un consiglio di istituto straordinario e che la malcapitata docente si sarebbe ritrovata “Crocifissa in sala mensa” alla Fantozzi.

Parto, se sopravvivo e non mi becco la “Suina” ci sentiamo al mio ritorno.

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Sulla rampa di lancio.

di Domenico (07/05/2009 - 17:42)

Mamma mia, sono proprio fortunato. L'amico Carlo Boccadoro mi ha onorato della dedica di un suo brano, "Grip", geniale pezzo per violino solo. Il capolavoro è pronto sulla rampa, il lancio è previsto per il 2010, sempre che io ne sia all'altezza.

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