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Archivio Aprile 2009
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Il regalo.

di Domenico (27/04/2009 - 09:26)

Cari Amici del blog,
in 'sta vacanza sto sistemando un pochino la marea di mie registrazioni messe su CD, ma senza custodie. Un disastro, se c'è una cosa che tendo a rimuovere velocemente dalla mia memoria sono proprio i concerti passati (tanto non ce n'è neanche uno che mi soddisfi pienamente) e allora adios ad ogni possibilità di avere un archivio decente. Amen, sono sempre il solito, non cambierò mai.
Visto che in 'sto stupido diario si parla tanto di musica, ma la si ascolta nulla, ho deciso di farvi un piccolo regalo: a Voi l'unica registrazione che ho trovato etichettata, riporta una esecuzione dal vivo di alcuni anni fa
 in Sala Verdi a Milano, 1, 2, 3, 4 i links. Cliccateci sopra e se avrete la voglia e la pazienza di ascoltare poi converrete con me nel dire che Corno e Pianoforte non si possan suonare meglio di come li suonano Alessio e Mikhail, due grandissimi con i quali ho avuto la fortuna di proporre l'op.40 di Brahms.

Ciao ciao, me ne vado dalla pediatra, Pietro è pieno di tosse.

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L'inutile che non faccio da secoli.

di Domenico (25/04/2009 - 09:27)

Mi sta facendo impressione, ben due settimane due di vacanza forzata a fine Aprile. E quando mai? Colpa della crisi che ha appiedato i colleghi dell’Orchestra di Roma e del Lazio e che in questo periodo appieda anche il sottoscritto. I concertisti sono dei lavoratori decisamente atipici, escono dal teatro e sono disoccupati fino alla prossima. Per loro niente cassa integrazione, né ordinaria né straordinaria, solo vacanza forzata. Ma due settimane libere due sono oro colato e posso dedicare il tempo a me, non all‘immagine di me. Finalmente. Sotto dunque con i piani per i prossimi giorni, ho intenzione di fare l’inutile che non faccio da secoli, che nessuno provi a dissuadermi. La mattina mi sa che mi tocca studiare, ho sette programmi da concerto da suonare entro l’inizio di Giugno e non mi pare il caso di sbagliare troppe note, ma i pomeriggi mi scateno. Innanzitutto vado a giocare a biliardo specialità cinque birilli, quello all‘italiana per intenderci. Quando ero più giovane mi riuscivano addirittura i tiri di cinque sponde e le “candele”, adesso non mi ricordo neanche se il tavolo sia verde o blu. Uno scandalo. Poi piglio il mio scooter e consumo tutta la benzina solo per il gusto di sentire l’aria in faccia: ho passato la mia adolescenza sul violino, mi va di tornare ragazzino e di vedere l‘effetto che fa. Domenica prossima scelgo uno stadio qualsiasi e me la godo ad insultare l’arbitro e il guardalinee. Ho voglia di sfogare i miei istinti peggiori, c'è qualche problema? Alla fine mi stendo sotto il sole primaverile tipo lucertola e mi divoro uno strepitoso gelato al cioccolato fondente, con un mare di panna montata sopra. Non credo proprio che il sole primaverile nuoccia alla salute, mentre temo che il mega gelato al cioccolato provochi qualche ulteriore scompenso alla linea. Ma non importa, in vacanza si fa. Ah sì, ovviamente recupero tutto il sonno arretrato e dormo almeno nove ore a notte, visto che finalmente posso coricarmi su dei cuscini che non sono troppo alti o troppo sottili e che non ho nessuna sveglia da odiare. Infine chiudo nel cassetto il mio netbook, spengo il mio skypephone e stacco l’antenna a tutte le televisioni. Lungi da me ogni cattiva notizie, lungi da me anche ogni buona nuova, se vacanza dev‘essere vacanza sia e che niente osi disturbarmi, neanche per sbaglio.

Fra dieci giorni vi saprò dire, sempre che nel frattempo non decida di prolungare l’inutile che non faccio da secoli fino alla fine dei miei giorni.

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Vorrei dire qualcosa...

di Domenico (11/04/2009 - 16:09)

Sbagliare è assolutamente normale e anche i violinisti non è che ne siano immuni, anzi. Il dover riproporre brani scritti espone gli strumentisti non solo all'inevitabile imperfezione umana, ma anche al confronto con le esecuzioni fatte da altri: un gioco al massacro. Sappiamo bene come il musicista sia superbo per definizione e normalmente pensi di essere il portatore assoluto del "verbo" musicale; la superbia non aiuta certo la precisione, ovvio, perché se non vuoi sbagliare è proprio il momento nel quale sbagli di sicuro.

Il buon violinista è quello che non si lascia troppo condizionare dall'errore ed è più interessato al progetto complessivo piuttosto che al singolo elemento. Provate a pensarci un attimo. Se recitate una poesia pensando alle sillabe vi impappinate matematico, o no? E vi impappinate matematico anche se quella poesia non l'avete capita bene, statene certi.

Sarò crudele, ma temo che molti di noi non abbiano abbastanza chiaro che si commettono più errori quando si suona "nota per nota". La musica è fatta di frasi che hanno un inizio, uno svolgimento, un culmine e una fine, quella che in gergo si definisce una "direzione". Le frasi rendono vitali le note così come danno un senso alle singole parole. A chi suona a "frase" si giustifica più volentieri l'errore, d'altronde l'ascoltatore si rende conto che chi ha più da dire rischia di più, chi suona "nota per nota" invece è talmente inutile da rendere tragica anche la minima sbavatura tecnica.

Quanti tiratori d'arco individuano le frasi per poi dare loro un minimo di significato? Non i giovani, sommersi come sono dalla preoccupazione tecnica dell'emissione dei suoni e troppo ignoranti sulle regole compositive che determinano il discorso musicale. C'è poco da fare, qui c'è semplicemente da imparare un po' di composizione. Schoenberg diceva che le frasi sono quei "Periodi che si cantano con una sola emissione di fiato": individuarle fa parte del progetto interpretativo che ogni musicista dovrebbe avere sempre ben chiaro. La scoperta dell'acqua calda, insomma, la giustificazione dell'imperfezione. Volete mettere il fascino che c'è nelle esecuzioni nelle quali si ha il coraggio di offrire una versione personale di un pezzo, frutto di un'approfondita analisi della partitura? In quei casi chi avrà mai il coraggio di contestare la notina sbagliata?

Buona Pasqua a tutti, io me ne vado al mare a mangiare pesce.

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....

di Domenico (07/04/2009 - 17:30)

Posso solo dire che mi dispiace un mondo, ho molti bellissimi ricordi del mio periodo "aquilano" ed è una vera tragedia. Per fortuna, almeno quello, tutti i miei colleghi e amici sembra stiano bene. Almeno quello.
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Le sabbie mobili e le crepe sui muri.

di Domenico (02/04/2009 - 09:22)

Da bambini ci hanno raccontato molte cose inesatte. Troppe. Quante volte i nostri insegnanti ci hanno urlato nota “calante” o nota “crescente” senza che chiarissero cosa volesse dire? Ci hanno inventato che l’intonazione dipende dai soli riferimenti della mano, non dall’educazione dell’orecchio, e hanno tentato di atrofizzare i nostri tendini costringendoci a 'ste dita tutte giù anche quando non articolano. Mamma mia, un disastro.

Per cominciare, a Voi una fondamentale reminescenza degli studi teorici, detta in modo elementare.

Nel violino l’intonazione è “naturale” perché si basa su rapporti armonici che determinano la relazione fra le note e le tonalità nella quali le note si collocano. L’intonazione nel violino è talmente naturale che noi poveri tiratori d’arco non abbiamo nemmeno uno straccio di tasto che dia uno straccio di riferimento alla caduta delle dita. Nel pianoforte invece l’intonazione è “temperata” perché ogni nota è fissata indipendentemente dalla tonalità nella quale si trova. Beati loro, i pianisti schiacciano un tasto e in cambio ricevono una nota bella, definita e “intonata” senza nessuno sforzo. La differenza è mortale e per questo il violino e il pianoforte sono strumenti incompatibili, come già Ravel diceva ai suoi tempi e alla faccia del loro enorme repertorio comune.

Un esempio.

Se per un pianista un Re è sempre un Re, per noi un Re nel nella tonalità di re maggiore è da suonare diversamente rispetto ad un Re nella tonalità di si bemolle maggiore perché i due Re hanno funzioni armoniche differenti, essendo collocati in due tonalità diverse. Per un violinista il Re nel re maggiore rappresenta uno dei “poli di attrazione” per tutte le altre note della scala e deve essere suonato senza alcuna “tendenza armonica", mentre nel si bemolle maggiore il Re viene attratto armonicamente dal “polo” mi bemolle e deve essere suonato più “crescente“. Chiaro, no? Mi scuso con i non musicisti, so che il discorso qui si sta facendo un pochino specifico e spero non me ne vogliano, però i tiratori d'arco 'ste robe dovrebbero saperle bene, credo, perché sono robe fondamentali.

Cari colleghi violinisti, forza e coraggio, non dimentichiamo che il momento nel quale determiniamo l’altezza di ogni nota in relazione alla tonalità di appartenenza ha un'enorme valenza espressiva. Siamo noi che stabiliamo il “colore” timbrico di una tonalità, dobbiamo assumerci questa enorme responsabilità interpretativa senza aver paura di osare, nesssuno è “perfetto” in assoluto e nessuno è uguale a un altro.

Ok, ma quando è che allora un tiratore d'arco diventa “stonato”? Via i dubbi, è più semplice da capire di quanto non appaia: “stonato” è chi non è in grado di stabilizzare l’altezza di ogni nota non tanto in relazione con la tonalità, ma semplicemente in relazione con sé stessa. Voglio dire, se siamo in re maggiore e compaiono tanti Re, tutti quei Re devono essere suonati sempre uguali, punto e basta. Non si può insegnare ai bambini il concetto di “crescente” e di “calante” se non lo si contestualizza in un ambito tonale, è ovvio dai, mentre si deve educare a non prescindere dalla esattezza nell'emissione delle stesse note. Sarebbe ora e tempo che anche da noi si sdoganasse la strepitosa stonatura da “crepa sui muri”, piuttosto che continuare ad adagiarsi sull'imprecisione costante e fastidiosa che sa tanto di “sabbie mobili”.  E, soprattutto, che si smettesse di inculcare il tremendo “muovi il dito per assestare la nota” che ha rovinato intere generazioni di violinisti.

Amen, spero di essere stato comprensibile.

Amen lo stesso anche se no.

D

p.s. Gentile Collega Conti,
è
vero, in pochissimi hanno la voglia di postare commenti, però so di certo che qualcuno ogni tanto sbircia perché ricevo tante e-mail nelle quali si accenna a questo stupido diario. Le questioni sono tre: o i lettori sono eccessivamente “timidi” (strano, l’anonimato ha un formidabile effetto disibinitorio), o sono eccessivamente “preoccupati” (passo per essere di carattere difficile, magari sarà anche vero, ma non ho mai mangiato nessuno anche se avrei tanto voluto) oppure, come temo, le stupidaggini che scrivo sono talmente tanto stupide da non essere stimolanti. Le dirò, caro Collega Conti, il problema mi sfiora molto marginalmente, a me piace scrivere e scrivo indipendentemente dal gradimento che raccolgo. Deve essere per forza una deformazione professionale perché succede lo stesso con il violino, anche se per fortuna lì le reazioni sembrerebbero non mancare (non ancora, almeno).

Un saluto.

D

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