Le meteore.
Sono solo meteore e non mi scandalizzo. Si comprano i televoti e si vince il Festival di Sanremo, si comprano le Orchestre e si diventa Direttore Stabile. Si comprano i televoti e si vince X-Factor, si pagano le sale e si diventa concertisti. Si comprano i televoti e si vince Amici, si sfruttano le parentele e si diventa star. Sono solo meteore. Marco Carta non mi pare sia il nuovo Claudio Baglioni, ma che ne so. Enrico Nordio non mi pare il nuovo Frank Sinatra, ma che ne so. Tanto mica è Arte, sono solo meteore. Fino a prova contraria.
Amen.
D
(nella foto un cartellone che annuncia una "lotteria" a sostegno di un candidato di X-Factor, lotteria "con ricchi premi" e il cui incasso "sarà girato in voti")
Così non va bene.
Non voglio commentare il fattaccio della Scuola Media "Pellico" di Chioggia. Dentro la "Silvio Pellico" io ci ho passato tre anni della mia fanciullezza e mia madre ci ha vissuto una vita intera da insegnante. Non conosco il tredicenne assalitore, non ho idea di chi sia figlio, ho incontrato solo un paio di volte il docente di violino accoltellato alla schiena. Non ho elementi per giudicare, so solo che in questo momento non vorrei essere al posto né dei genitori del ragazzino, né del collega ferito. Non voglio commentare, non ho elementi sufficienti. Non voglio dire allora che non si possa costringere nessuno a studiare uno strumento musicale e che costringendolo lo si violenti. Non voglio dire che quello che è accaduto a Chioggia sia colpa anche del sistema scolastico che non funziona, che sarebbe ora e tempo che si affermasse che suonare non è da tutti, evitando così tutte le frustrazioni da insuccesso, anticamera dei comportamenti iracondi. Non voglio dire che senza il talento strimpellare sia una tragedia e insegnare sia una tortura e che sia una vergogna che nelle classi di strumento, di scuola media o di Conservatorio, si accettino iscritti negati solo per riempire i posti vuoti. Non voglio dire che solo qui in Italia si possa pensare che imparare il violino sia un’attività ginnica simil palestra o, peggio, un servizio di “baby sitteraggio” per genitori troppo impegnati e che non sanno dove parcheggiare i figli. Insomma, non voglio commentare il fattaccio della "Pellico", non ho elementi sufficienti. Ho solo una piccola domanda da fare, molto umilmente, se possibile: serve il docente morto per cambiare finalmente strada? Si pensa che con le classi di strumento si contribuisca ad acculturare, invece si spinge all‘odio verso la musica. Ci si può accontentare di coltivare dei semplici estimatori, mica è necessario puntare a forgiare generazioni di professionisti, disoccupati ed infelici. Non capisco davvero. Nella scuola dell’obbligo c’è violino, ma non viene approfondita la storia della musica, non c’è una seria educazione all’ascolto, non si fa mai varcare la soglia di una sala da concerto. Così mi sembra non vada proprio bene. Amen. D
Anche i musicisti hanno un'attività cerebrale.
Sapevate che l’attività cerebrale di un musicista è molto più intensa del normale? Ho fatto un elettroencefalogramma di routine, il medico mi ha invitato a rilassarmi e a non pensare a niente, io ho chiuso gli occhi e ho cercato di perdermi nel ticchettio sordo della macchina in funzione. Mi è sembrata decisamente una stupidaggine. Alla fine dell’esame il neurologo mi ha guardato storto e mi ha chiesto se ogni tanto fossi in grado di staccare la spina. L’attività cerebrale è risultata frenetica anche quando non facevo niente. La vita del concertista è molto difficile, ma non è vero che sia più stressante di tante altre, anzi, penso proprio sia fra le più divertenti e varie. Quindi non può essere che non so staccare la spina, credo ci sia dell‘altro. Deformazione professionale, ecco cos‘è. La musica ha un fortissimo potere evocativo e il musicista quando prova qualcosa associa la sua sensazione alla musica. Probabilmente temevo un po’ l’esito dell’elettroencefalogramma, anche se non ne ero conscio, e il rumore della macchina mi ha ricordato la paura infantile per i temporali. Io quando ero un bimbo pensavo che i temporali fossero la fine di tutto. Poi, siccome passo molto della mia vita a scandire tempi esatti, senza volere ho dato a quel rumore il significato del ritmo della pioggia e il ritmo è parte fondamentale della musica. Semplice, no? Elettroencefalogramma uguale a paura, paura uguale a rumore, rumore uguale a ritmo e adios a qualsiasi forma di rilassamento. Sono spaparanzato in uno strepitoso letto di uno strepitoso hotel di Ankara, perché mai ‘sta attività cerebrale non la metto un po‘ a riposo? Non è che anche digitare un post sulla tastiera evochi qualche mia paura nascosta? D
Ogni singola nota.
Di recente mi è capitata una partitura con una scala di dodicesime. Ora, non è un mistero che sul violino le dodicesime non siano eseguibili, lo sanno anche i miei figli che di violino non conoscono un tubo. L’ho detto al compositore, lui si è offeso, io al concerto ho trasformato le dodicesime in quinte perché non potevo fare altrimenti. Il compositore manco se ne è accorto e alla fine si è congratulato, sottolineando con un enorme sorriso che il passo in oggetto mi era venuto davvero bene. La buona musica è innanzitutto quella che si può suonare, mi pare ovvio. E' quella nella quale anche i respiri vogliono dire qualcosa. Cambiare note nella buona musica è un delitto. Si può interpretare fin che si vuole, ma non si può stravolgere niente. Il brano con la scala di dodicesime non è buona musica, non è suonabile, mi dispiace tanto. Mentre sto scrivendo questo ennesimo inutile post sto ascoltando la settima sinfonia di Beethoven su una web radio, stravaccato beato sul letto di un albergo di lusso. Anche un concertista ogni tanto si concede delle pause, ci mancherebbe altro. Mamma mia, in Beethoven tutto è perfettamente strutturato ed è perfettamente eseguibile. Peccato che dal tedesco in poi l'Arte abbia perso molte delle sue caratteristiche rassicuranti, per entrare in una lunga fase di trasformazione che ha portato fino ai disastri odierni. Peccato. E’ vero, una volta si scriveva soprattutto per la nobiltà e i brani dovevano essere “facili“, altrimenti addio commissioni e relativi guadagni. Ma oggi si è passati dalla parte opposta. Troppo spesso i compositori si dimenticano di essere comprensibili, talvolta anche a loro stessi. Vien da chiedersi quale sia la loro effettiva utilità. Si è persa di vista la funzione strutturale delle singole note e la funzione emozionale delle singole frasi per privilegiare i pensieri astratti, quindi totalmente superflui. Cari Compositori, vorrei ricordare che il pubblico ascolta perché vuole emozionarsi, è così e stop, e si emoziona solo quando riesce a dare un significato preciso all’insieme, dalla singola frase fino alla singola nota. Se non capisce lascia perdere e non ci prova nemmeno. In passato le regole erano ben conosciute da tutti, compositori ed esecutori. Adesso invece se sbagli le note di un nuovo pezzo non succede niente, tanto per gli autori e per i pochi ascoltatori interessati conta solo il generico “effetto acustico“. Incredibile. Certo, si potrebbero ricordare gli insuccessi di molte prime esecuzioni di brani celeberrimi per affermare che il pensiero compositivo è più evoluto di quello interpretativo, che le masse con il tempo si possono educare anche ad esperienze uditive estreme (Novecento storico docet). Non sono così ottimista, non credo sarà facile ritrovare il pubblico perduto, almeno fino a quando chi scrive dodicesime su un brano violinistico opererà libero senza che nessuno lo inviti a cambiare mestiere. Stamattina ho fatto la prova generale del concerto di Saygun (autore turco di metà del secolo scorso). Alla fine un orchestrale si è avvicinato per farmi notare che avevo suonato una nota “falsa“. Aveva ragione, l’errore gridava vendetta. Non è una questione di “consonanze”, il concerto è atonale e “moderno“, ma Saygun è buona musica e lì una nota non vale l‘altra. Amen. D
Il tributo.
Cari Amici del blog,
un paio di anni fa ho avuto l'onore di tenere a battesimo un pezzo di Carlo Boccadoro, "Cadillac Moon" per Violino e Orchestra. Ricordate? Ne ho parlato in un post che risale agli albori di questo mio strambo "diario pubblico", a voi il link diretto.
C'è niente da dire, il brano è un capolavoro. E' tremendamente complicato, pieno zeppo di scale e arpeggi da realizzare con una velocità che lascia letteralmente senza fiato. Ai limiti del possibile, credetemi, ai limiti dell'umano. Ma quando si tratta di grande musica il solista si dimentica di tutte le difficoltà strumentali e si abbandona al puro godimento.
Bene, quella prima esecuzione, realizzata al Teatro di Cagliari, è definitivamente fissata su un cd monografico pubblicato da Rai Trade e titolato, appunto, "Carlo Boccadoro". La registrazione è rigorosamente live e ha addosso l'adrenalina che solo una sala da concerto riesce a provocare. Mi sembra molto ben fatta, grazie anche all'aiuto prezioso di Vittorio Parisi che ha splendidamente diretto l'Orchestra del Lirico. Nel disco, che purtroppo non ho ancora avuto l'occasione di ascoltare per intero (non mancherà certo occasione), sono presenti altri brani rappresentativi del compositore, eseguiti da una carrellata di musicisti italiani fra i più illustri. Un meritato tributo al "grande Carlo" e alla sua geniale Musica.
Saluti a tutti da Smirne.
D
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Udine, Lunedi 9 Febbraio 2009
ELUANA ENGLARO,
uccisa.
Sogno o son desto?
Il sogno di un concertista impegnato in una master class di un Conservatorio italiano: -sentirsi chiamare Maestro e non Professore fin dalla porta d'ingresso; Tutto ciò è avvenuto ieri al Cherubini di Firenze e mi è piaciuto tanto. D
-essere accolto da un Direttore musicista;
-vedersi offrire un caffé prima di cominciare a lavorare;
-parlare di musica con personale amministrativo e non docente che conosce bene la materia;
-disporre di una sala con una buona acustica;
-avere degli allievi preparati e simpatici;
-godere del prezioso supporto di una collega “tutor” disponibile e paziente;
-uscire dall’Istituto alla fine delle lezioni e ritrovarsi a passeggiare nelle vie di una delle città più belle al mondo.



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