Istruzioni per l'uso.
Non ci sono regole precise che stabiliscano come si costruisce una carriera solida. Io stesso, che quest'anno "festeggio" i ventidue anni di concerti, ho imparato bene che non esiste un punto di arrivo e che la ricerca continua di nuovi traguardi è una maledizione e una benedizione assieme. Non si riesce mai a godere di ciò che si ottiene e si è sempre tesi e concentrati, anche se lo studio costante evita le cadute rovinose.
Stabilire regole certe è impossibile, seguire alcuni semplici dettami però può essere utile, pena risveglio da ogni sogno di gloria. Nel mio piccolissimo spesso mi trovo a rispondere, non senza un certo imbarazzo perché parlare di me mi mette a disagio, a domande curiose di chi cerca dei suggerimenti per uscire vivi dalla vita del concertista. Ecco cosa dico, premettendo sempre che se c'è un imperatore del "predicare bene e razzolare male" quello sono io.
Monsieur de La Palisse al via: essere sempre preparati, sempre. Non val la pena di spendere nemmeno una parola in aggiunta.
Essere ambiziosi il giusto.
In un film di Almodovar la protagonista, attrice di teatro, spiega alla sua giovane assistente che "...la fama è come l'acqua, incolore, inodore e insapore e se ce l'hai non te ne accorgi, ma se non ce l'hai muori" (mi pare che si tratti di "Tutto su mia madre"). Ridurre la carriera alla semplice "fama" è certamente superficiale, ma l'ambizione è una delle molle fondamentali e la fama è, ovviamente, uno degli effetti collaterali più evidenti.
Porsi degli obiettivi a breve scadenza, senza perdere di vista l'ipotetico risultato finale.
A volte gli esordienti concentrano gli sforzi sul solo traguardo effimero della celebrità e dello status da ottenere e dimenticano che la carriera è fatta di innumerevoli gradini da scalare ad uno ad uno. Nel nostro caso i gradini sono rappresentati dai concerti, di fronte alla preparazione e alla realizzazione dei quali nessuna distrazione è concessa.
Nei primi tempi esibirsi con parsimonia.
Elementare regola di mercato, direte Voi, perché si sa che minore è l'offerta e maggiore è la possibilità di ricavo. Non è solo per questo, credetemi. La gestione di un giovane talento è tremendamente difficile e non è raro osservare agenti e genitori all'opera, desiderosi senza ritegno di poter scaricare le proprie frustrazioni e di poter soddisfare la loro fame di “vil denaro”. L'altra sera ho visto un meraviglioso film degli anni '50 nel quale Sordi sfrutta un cantante bambino prodigio al punto di fargli perdere qualsiasi ispirazione. Un giovane ha bisogno di spazi di crescita, soffocarlo è letale. Di ex giovani talenti non più musicisti è pieno il mondo.
Limitare il proprio repertorio di elezione a poche cose, pur essendo in grado di suonare tutto.
Questo invece è un dettame che io stesso faccio fatica a rispettare, perché oggi il circuito ti chiede di essere pozzo di scienza esecutiva senza fondo. I nostri papà riuscivano a campare una vita proponendo al pubblico non più di una decina di pezzi, se oggi la situazione si è rovesciata è colpa anche di noi concertisti che non siamo in grado di imporre con decisione le nostre scelte. Gustoso a tal proposito è un aneddoto su Oistrakh: un moccioso chiede impertinente al sommo violinista perché ai suoi recital non suonasse mai Paganini, lui gli risponde con il classico "Non si può fare tutto" ed eseguendo perfettamente tutti i Capricci seduta stante.
Non compromettersi mai.
Accidenti, non è difficile capire che se non costruisci grazie alle tue capacità non vai da nessuna parte e che se ottieni qualcosa solo offrendo qualcos'altro in cambio diventi un infelice ostaggio a vita.
Circondarsi di partners musicali capaci.
Mi pare che il detto reciti un amaro "Chi va con lo zoppo impara a zoppicare". Un bravo musicista assimila come una spugna e se si ritrova accanto a strumentisti mediocri suona peggio.
Stare in pace con sé stessi (e stare bene fisicamente).
Non credo alle carriere pure, quelle che assorbono tutto il tuo essere e bruciano tutte le tue energie. Essere uomini significa anche avere interessi diversi, avere una famiglia, avere dei valori forti di fronte ai quali nulla conta. Ho visto troppi illustri Colleghi arrivare alla fine della loro esistenza a chiedersi il perché di tanto vuoto intorno e dentro: la vita è una sola e non è il caso di scherzarci troppo. Eppoi chi è contento suona meglio, provare per credere, e generalmente fa più strada chi per quella strada non prova un particolare interesse.
Alla prossima.
D
Il fico secco incompreso.
Spiegatemi un attimo ‘ché non ho capito.
Dunque.
In questi giorni tutti sembrano preoccupati delle sorti di Alitalia, tutti sembrano preoccupati dei lavoratori Alitalia che rischiano la disoccupazione e tutti sembrano preoccupati del danno di immagine se l’Alitalia fallisse: mi chiedo se mi devo vergognare se invece a me di quello che sta succedendo in Alitalia non interessa un fico secco.
Non so bene perché la nostra beneamata “compagnia di bandiera” sia arrivata al punto disastroso in cui è, ma alcune cosette le conosciamo tutti e non è che siano cosette di cui la beneamata “compagnia di bandiera” e chi ci lavora dentro debbano andare fieri. Aldilà dei disastri manageriali (che purtroppo sono comuni a molti altri Enti), è vero o no che le retribuzioni dei lavoratori in Alitalia sono molto più alte della media, non solo dei lavoratori dipendenti in Italia, ma anche dei colleghi di pari grado delle altre compagnie aeree? E’ vero o no che in Alitalia ci sono sigle sindacali che ricevono finanziamenti senza avere alcuna rappresentatività? E’ vero o no che i tutti i piloti Alitalia -tutti- hanno una marea di ore lautamente retribuite durante le quali non fanno un tubo perché sono in permesso sindacale? E’ vero o no che se viene assunto un pilota in Alitalia, foss’anche il più grande pilota dell’universo, questi è costretto a fare tutta la gavetta guidando all’inizio solo gli aerei più vecchi e che necessitano di maggiori attenzioni (probabilmente perché lì dentro il “nonnismo” aziendale ha come regola di base il “più sono potente e meno lavoro”)?
Avanti.
E’ vero o no che se un addetto Alitalia venisse licenziato avrebbe diritto all’assegno di disoccupazione di ben sette anni, a fronte di una media di alcuni mesi di un qualsivoglia altro poveraccio? E' vero o no che poco tempo fa c'è stata la rivolta degli assistenti di volo perché l'azienda aveva deciso, per risparmiare qualche soldo e per ottimizzare le risorse, di ridurre di una sola unità la sovrabbondante dotazione di addetti pro-aereo che è la più alta del mondo?
E ancora.
E' vero o no che molti degli aerei Alitalia consumano una marea di carburante perché sono troppo vecchi ed è vero o no che nessuno ci ha mai detto che alcuni aerei sono messi così male da non volare neanche più neanche in Africa (vedi gli Md80)? E' vero o no che l’azienda Alitalia ha deciso di "tagliare" l’aeroporto di Malpensa, privilegiando Fiumicino e disinteressandosi così dell’area del Paese che probabilmente utilizza di più gli aerei perché più è la più produttiva? E infine, trionfo della retorica: è vero o no che le tariffe Alitalia sono talmente care da essere completamente fuori mercato ed è vero o no che sono così care perché devono compensare tutti gli enormi sprechi di danaro che ci sono lì dentro, anche relativi alla gestione delle risorse "umane"?
Spiegatemi un attimo ‘ché non ho capito.
Io, povero violinista, se non lavoro non guadagno un soldo, se non lavoro bene non lavoro più, non ho ore retribuite in servizio sindacale, non ho nemmeno un sindacato che possa tutelare i miei "interessi" (ma in questo caso forse è meglio così), non ho le ferie retribuite, pago una valanga di tasse e pago i commercialisti che mi preparano i moduli per gli innumerevoli versamenti allo Stato, pago addirittura i managers che gestiscono la mia attività (non sarò Alitalia, ma anche io nel mio piccolo ho chi si occupa di me e che veste in giacca e cravatta...), non ho uno straccio di indennità di disoccupazione e mi tocca pagarmi la manutenzione ordinaria e straordinaria dei miei strumenti di lavoro senza che ci sia alcun "Aiuto di Stato".
C'è qualche dubbio che se un giorno io, povero violinista, mi dovessi spaccare una mano né Berlusconi, né Veltroni, né Epifani and "beautiful company" si interesserebbero non dico tanto di aiutarmi economicamente, ma anche solo di manifestarmi una vaga solidarietà? E c'è qualche dubbio che sarei internato di corsa in una casa di igiene mentale se io, povero violinista, mi mettessi a festeggiare in modo plateale il fallimento della trattativa con l'unica Stagione di Concerti pronta a scritturarmi?
Allora help me, please: mi devo davvero vergognare se a me di quello che sta succedendo in Alitalia non interessa un fico secco?
D
Il delirio settembrino.
Inizio del delirio settembrino.
Non so, forse sto uscendo dalla depressione da rientro. Non mi è mai capitato, è la prima volta nella mia vita che sono reduce da una vera scorpacciata di ferie e non da bocconi di vacanza deglutiti di traverso e a piccoli pezzi, non sono per niente abituato.
Quest’anno ho passato un’estate strana, ho deciso di limitare al massimo i concerti nei mesi caldi e mi sono concesso ‘sto benedetto, agognato, lungo periodo di riposo. Ho scelto di suonare solo in montagna e ho scelto proprio bene, visti i meravigliosi paesaggi di fronte ai quali ho avuto la fortuna di perdermi in estasi varie e che per una volta mi hanno fatto respirare a pieni polmoni. Mi sono rilassato davvero, mi sono dedicato un sacco ai miei figli, ho goduto soddisfatto nell’aver scoperto che i miei due pargoli più grandi sono diventati più maturi e più autosufficienti, ma sempre molto affettuosi con il loro papi. Ho vissuto l'emozione unica di assistere al miracolo della nascita del mio terzo piccolino.
Quest’estate poi ho rinfrescato il rapporto con la mia famiglia di origine e sono tanto tante volte spaparanzato nel lettino sulla spiaggia di Sottomarina di Chioggia, attorniato da genitori, sorelle, cognati e nipoti: ultimamente li avevo frequentati troppo poco, accidenti. Mi sono addirittura abbronzato, alla faccia dei divieti dei medici, sono dimagrito qualcosa tipo undici chili e adesso posso indossare taglie che fino ad un paio di mesi fa ritenevo ormai parte dei miei ricordi giovanili. Non è che abbia dimenticato il violino, ci mancherebbe, anche perché fra Ottobre e Dicembre ho qualcosa tipo dieci programmi diversi da fare ed è buona cosa arrivare lì sopra ben preparati, solo che ho rallentato tutti i ritmi, senza l’ansia di dover riempire valigie e di dover prenotare voli e alberghi.
Insomma, adesso chi riesce a rientrare nella solita folle vita che vivo ormai da quando sono nato? Grazie al Cielo suonare mi diverte ancora tanto e il palcoscenico mi piace da morire, altrimenti sai che disastro? Per fortuna credo che la depressione stia passando. In ‘sti giorni mi sto distraendo (ci sto felicemente sguazzando dentro per ore e ore, in verità) con il concerto di Paganini, che non facevo da una vita e che mi fa volare via il tempo veloce. Mi pare che questa cura a base di scale e arpeggi sia molto efficace, nonché bella utile. Eddai, in fondo la mia situazione non è disperata come per tutti quei poveracci che adesso sono costretti a rientrare in ufficio e a stare ore e ore in fila indiana davanti a dei semafori rossi, no? Fine del delirio settembrino (di un uomo spudoratamente fortunato). p.s. Nella foto sto beatamente scrutando le vette del Lagorai durante il concerto ai "Suoni delle Dolomiti" di metà Agosto (foto di Simone Passalacqua tratta dal sito www.isuonidelledolomiti.it)
D
Fiocco azzurro in casa Nordio.

Giovedi 4 settembre, ore 20 e 16, all'Ospedale Civile di Padova (Clinica Ostetrica) è nato Pietro, terzogenito della stirpe dei Nordio di Padova.



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