"La fabbrica dei sogni"
Da un insegnante di conservatorio, un abbraccio.
Caro Bondi ti scrivo, così mi distraggo un po'...
Il FUS (fondo unico per lo spettacolo) si occupa di spartire i contributi statali alle varie associazioni -anche musicali- che ne fanno richiesta mediante una domanda prodotta al Ministero per i Beni e le Attività Culturali.
Gli incartamenti vengono esaminati da una Commissione di esperti nominata dal Ministro e i soldi sono distribuiti sulla base di una tabella che tiene conto della quantità degli spettacoli prodotti, della quantità di pubblico coinvolto, della qualità e della innovazione dei programmi, dalle collaborazioni instaurate e via dicendo. Per molti decenni, in passato, il danaro veniva assegnato a pioggia e praticamente tutte le stagioni musicali godevano del loro bel finanziamento, a prescindere da ogni giudizio qualitativo. La grande crisi economica ha fatto sì che i soldi a disposizione del FUS si riducessero costantemente, fino a causare la chiusura di molte piccole e medie società di concerti. Queste realtà sono state strozzate da un metodo di ripartizione che ha proporzionalmente ridotto i fondi erogati: ovviamente in questo modo sono riuscite a "salvarsi" soprattutto le stagioni di grande tradizione che da sempre hanno ricevuto aiuti sostanziosi. Negli ultimi anni la stragrande maggioranza delle domande presentate da attività nuove è stata bocciata proprio per salvaguardare l'esistente, lasciando da parte la necessaria logica artistica. Non voglio qui entrare nel merito della bontà o della cattiveria delle scelte fatte dalle varie commissioni, voglio solo sottolineare che purtroppo la strada intrapresa esclude disgraziatamente tutto ciò che ha l'handicap di non essere nato nel periodo di maggior opulenza (e di maggior generosità dello Stato).
E' per questo che sarebbe molto simpatico se il Ministro Bondi procedesse ad una revisione accurata della marea dei capitolati di spesa attualmente aperti, selezionando le attività da finanziare non solo in base alla loro "anzianità di servizio", ma soprattutto in base alla loro reale "utilità" e alla loro reale "produttività". Basta con i finanziamenti dati a concerti fantasma con il pubblico del tutto assente, basta dare soldi a chi li ha utilizzati e li utilizza ancora per gonfiare i cachet artistici e di gestione e per creare così il vortice che ha spinto verso la rovina economica. Che il Ministro premi finalmente chi dimostra oculatezza nella spesa e radicamento nel territorio (radicamento che si misura anche mediante gli aiuti economici raccolti presso entità locali private, non solo pubbliche); che il Ministero faccia finalmente una selezione vera, e amen se le scelte scateneranno le ovvie ire dei "parrucconi", degli "addetti ai lavori" e dei "direttori artistici di professione".



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