Mario Merola e Anna Magnani.
Altro post alla "i figli so' piezz'e core": non riesco a trattenermi, è più forte di me.
Sono tornato a casa, finalmente, per il momento i lunghi giri sono finiti e posso riposarmi un pochino. E’ arrivato l’ennesimo momento delle riflessioni e dei ripensamenti, sul perché io un lontano giorno di trent’anni fa abbia deciso che avrei fatto il violinista e sul perché dopo trent’anni passati con il violino in mano io non mi sia ancora stufato. Tante volte, alle prese con una valigia vuota da riempire prima della partenza per una tournée, mi sono chiesto come sarebbe stata la mia vita senza la musica. Probabilmente adesso avrei una scrivania tutta mia in un ufficio, con vista su Prato della Valle a Padova e con tante graziose e gentili segretarie a rendermi la vita più leggera; mi occuperei di questioni legali, magari non proprio penali perché sono le più difficili e le più pericolose, oppure metterei la mia "preziosa" firma sotto atti notarili o amministrativi. Lascerei il mio letto sempre verso le sette e ci tornerei verso mezzanotte, guiderei una bella decappottabile nel traffico cittadino d’inizio giornata. Certo, ogni tanto mi concederei il lusso di una vacanza fuori porta o di un bel viaggio in un altro continente, tanto i soldi non mi mancherebbero comunque, e pianificherei con cura i miei spostamenti, definendo con certezza tutti gli alberghi dove alloggiare. Dedicherei un bel po’ di tempo ai miei bimbi e spiegherei loro che per vivere non serve molto, basta sapersi accontentare di avere sempre un piatto di minestra da mangiare e un tetto sotto il quale vivere. Andrei tutte le domeniche allo stadio a tifare per il Padova, nella speranza un giorno di poter rivedere la squadra affrontare avversari un po’ più blasonati della Pro Sesto o della Paganese; avrei un amico con il quale fare un po’ di palestra per metter giù la pancetta che cresce.
Invece la mia vita con la musica è piena di adrenalina da palcoscenico, di emozioni forti da concerto, di disordine da viaggi lunghi e da cambi improvvisi di itinerario. E’ fatta di trepida attesa e di grande tensione, di studio quotidiano alla ricerca di sensazioni nuove, di esplorazioni di mondi, di culture e di tradizioni diverse, di incontri inaspettati e stupefacenti. La mia "preziosa" firma la metto nei programmi di sala degli ascoltatori che alla fine dei miei concerti hanno la gentilezza di venirmi a salutare e la mia pancetta non cala perché il mio amico violino mi impedisce di fare palestra. Ai miei bimbi spiego che non si vive di solo pane, che la vita con la musica è piena di colore e che la musica aiuta a mantenere la mente giovane (purtroppo solo quella…), anche se ti costringe ad una disciplina e ad un rigore che nessuna graziosa e gentile segretaria può alleviare.
Stop. Tutto 'sto miele mi sta facendo diventare diabetico.
Il giro d'Europa.
Cari amici del blog, non sentitevi troppo abbandonati, dai.
E' da quasi un mese che sono in giro per l'est Europa e non ho neanche il tempo di consultare la mia casella e-mail o di rispondere alle telefonate insistenti, ma rassegnate, dei miei parenti.
Dall'ultimo post sono successe cose intreressanti.
Innanzitutto è nata mia nipotina Ilaria, secondogenita di Marina, la mia sorella di mezzo (delle altre, una ha già provveduto a figliare per tempo due marmocchi intelligentissimi e vivaci, l'altra invece credo che al momento non ne voglia proprio sapere); poi ho avuto l'occasione di visitare per lavoro molte aree dell'ex Unione Sovietica nelle quali in passato si è respirata un'aria terribile. Sono stato anche nella ex Stalingrado, grazie al Cielo ora si chiama Volgograd, che è stata rasa al suolo durante la Seconda Guerra mondiale e della quale è rimasta solo uno scheletrica casa tutta bucherellata, attorniata da carri armati e da aerei da combattimento. Giusto per non dimenticare. Nella ex Stalingrado adesso c'è una marea di monumenti dedicati a Lenin e una marea di vuoti nei posti nei quali in passato troneggiavano le statue di Stalin: la cosa, devo dire, mi ha fatto una certa impressione. Non che adesso lì si viva meravigliosamente bene, ma almeno i russi, che di indole sono socievoli, allegri e bonaccioni, possono sorridere in libertà al ricordo delle cene fra amici durante le quali non si poteva pronunciare verbo perché si sapeva perfettamente che lì in mezzo, magari anche fra i parenti, era annidato il temutissimo "informatore", la spia del famigerato KGB. Ah sì, mi è capitata anche l'esperienza mistica di un volo di linea fatto con un tupolev talmente piccolo da non avere neanche le cappelliere dove mettere i bagagli a mano e talmente vecchio da non obbligare i passeggeri a spegnere il cellulare durante il tragitto (per combattere nei cieli il computer non serve, vero Misha?).
Fra un concerto e l'altro e fra un aeroporto e l'altro (adesso sono in attesa di imbarcarmi a Vienna) ho assaggiato tanto di quel cibo strano da star male. Intanto ho ingurgitato una buona quantità di carne di maiale, visto che nelle città nelle quali sono stato il manzo non mi pare sia particolarmente apprezzato, poi ho assaggiato una marea di ravioli farciti in modi assurdi, tipo alle patate o al mais. Infine ho capito che in molte zone dell'est il wurstel sostituisce bellamente il prosciutto, con buona pace degli apparanti digerenti che sono costretti loro malgrado ad assimilarlo.
Mi mancano ancora due settimane, due, di divertenti escursioni e di meravigliosa musica. Poi i concerti di Sibelius e di Respighi riposeranno in pace e potrò dedicarmi ai miei figli, ai miei pochi fondamentali affetti e ai miei cari amici del blog.
Ciao ciao.
D.



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