Febbraio 2008

DLMM GVS
1 2
3 4 5 6 7 8 9
10 11 12 13 14 15 16
17 18 19 20 21 22 23
24 25 26 27 28 29

Tag

Ultimi commenti

Ultimi post

Diffondi i contenuti

Condividi i contenuti

De.licio.us
Archivio Febbraio 2008
Pagine:

Sbagliare è umano, perseverare è diabolico.

di Domenico (25/02/2008 - 15:21)

Ci sono cascato ancora. Dopo tanto tempo ieri mi è venuta la cattiva idea di vedere la puntata serale di "Amici", il "Talent Show de noantri", e sono stato colto da convulsioni post "shock anafilattico". A quanto ho capito, in questa edizione c'è stata un'evoluzione nello sbranamento reciproco: adesso gli insegnanti della scuola vengono trucidati da allievi di poco talento che, senza nessun ritegno, danno sfogo ai loro adolescenziali ormoni in circolo.

Ieri ho sentito dire a degli studenti "ti odiamo" alla docente che ha osato notare scarsa intonazione di base, ho udito affermare loro "non crediamo ad una parola di quello che dici" rivolti ad un'insegnante insoddisfatta degli scarsi progressi della classe, ho assisitito al crescendo rossiniano culminato con un filmato dal titolo "Yes, we can", nel quale la Professoressa Celentano è stata tacciata di incompetenza per essersi permessa di dire che ballare non è proprio da tutti (al rogo, al rogo! Ha scoperto l'acqua calda...). Tremendo.

E come definire lo straordinario momento di TV verità durante il quale due didatti, loro sì buoni apprendisti dei terribili comportamenti degli allievi, si sono massacrati a vicenda per una valutazione non unanime? In quegli istanti di "Canale 5 Educational" ad uno è scappato anche l'allucinante "non capisco perché tu esista". Roba da mandibola a terra.

Il "Talent Show de noantri" va modificato sostanzialmente. Va modificato perché fa passare esibizioni penose quali manifestazioni artistiche, perché fa male ai ragazzini che vedendolo si convincono che per diventare Artisti basti volerlo veramente (alla faccia del talento senza il quale l'Arte stessa non esiste), perché è diseducativo al massimo, con le costanti violazioni del rispetto che l'allievo deve avere nei confronti dell'operato del suo maestro.
Infine va modificato perché è assurdo che in un tale contesto non si spieghi mai che l'uomo di spettacolo deve saper accettare le critiche a lui rivolte, che gli piacciano o no. E' ovvio che il giudizio si presta a contestazioni, tutto ciò che è soggettivo è contestabile, ma non ci si può sottrarre a questa dolorosa regola del gioco. Quante volte ai musicisti capita di essere stroncati per dei buoni concerti, ma non per questo ci sono scene pubbliche di isteria! La critica è legittima e il rospo va ingoiato, punto e basta.

Poveri ragazzi di "Amici", non hanno ancora capito che se non impareranno a tenere la bocca chiusa le botte in testa pioveranno copiose (e dolorose).

Tag: amici

Vota questo post

La Fantasia Scozzese.

di Domenico (11/02/2008 - 08:20)

Conoscete la Fantasia Scozzese di Bruch? E' un meraviglioso pezzo per violino e Orchestra di quattro movimenti, scritto su melodie popolari, nel quale l'arpa ha una importantissima funzione solistica. Ho appena avuto la possibilità di suonarla e mi sono divertito tanto, con la sua marea di temi cantabili, sovracuti, lunghissimi e pesanti da sostenere, che esaltano il virtuosismo di cavata. Un vero e proprio esercizio di tenuta d'arco, durante il quale ogni piccolo cedimento è proibito perché non ci sono possibilità di recupero.

La Fantasia Scozzese è molto rischiosa perché i passi veloci, pur essendo sporadici, sono tecnicamente scollegati dal contesto lirico nel quale si trovano. I concertisti in genere non amano quando c'è grande varietà di gesti strumentali all'interno dello stesso brano: i diversi approcci richiedono un supplemento di concentrazione che li affatica. Nei punti impegnativi per la mano sinistra ci vuole maggior controllo e, se questi punti arrivano improvvisi dopo un tema lento e faticoso, la coordinazione motoria è fortemente a rischio.

A me la Fantasia ha dato le stesse sensazioni adrenaliniche del Concerto di Tchaikovskij, pezzo pericoloso per definizione, dove sembra di stare sulle montagne russe per tutti i repentini cambiamenti di umore.

Credo proprio che metterò la Fantasia Scozzese nel mio repertorio stabile, visto tra l'altro che i concerti di Bruch (compreso quello celeberrimo in sol minore) non mi piacciono per niente.

Vota questo post

Fra storia e leggenda metropolitana.

di Domenico (10/02/2008 - 20:38)

Fra storia e leggenda metropolitana.

Nel 1992 il Ministero della Pubblica Istruzione bandisce il Concorso Nazionale a Cattedre per Titoli ed Esami, e lo fa per coprire i pochi buchi rimasti dopo i decenni di "sanatorie" che hanno aperto le porte dell'insegnamento in Conservatorio a tantissimi. Prima del 1992 spesso bastavano 365 giorni di supplenze per avere la certezza di diventare Docenti di Ruolo. L'operazione è senz'altro meritoria.

Il Concorso Nazionale dura quattro anni, con una marea di candidati e solo alcune decine di posti disponibili. In particolare, il Concorso di Violino si rivela molto selettivo, con una prima prova scritta di "Analisi di un Quartetto a scelta fra quelli di Mozart, Beethoven e Schubert" (senza avere sotto gli occhi la partitura), ben tre prove pratiche di esecuzione (con un repertorio vastissimo) e un difficilissimo colloquio conclusivo di Cultura musicale generale.
Alla fine rimangono soltanto 14 candidati violinisti che hanno la possibilità di scegliere la loro sede di servizio fra quelle di Lecce, Cagliari, Matera e Vibo Valentia. I 14, tutti del Centro-Nord Italia, come premio si trovano di fronte alla prospettiva di una sorta di "esilio di massa".

Il Primo Classificato del Concorso di Violino sceglie la sede di Lecce, sede più vicina a casa (lui è di Padova). Arrivato in Puglia, dopo uno viaggio durato più di dieci ore, gli viene comunicato che la cattedra a lui assegnata risulta essere "sovrannumeraria", cioé senza allievi frequentanti. Gli viene data la notizia che non avrebbe insegnato violino, ma che sarebbe stato utilizzato quale supplente alla classe di Teoria e Solfeggio e quale supporto alla classe di Quartetto.

Dopo quattro anni di servizio al Conservatorio di Lecce, il musicista padovano si stanca della sua situazione e, visto che ogni trasferimento ad una sede più vicina è impossibile perché violino non ha posti liberi al centro-nord, decide suo malgrado di chiedere il "passaggio di cattedra" e di poter insegnare un'altra materia per avere una classe tutta sua. Il Passaggio gli viene concesso e dall'epoca il violinista è docente titolare di Musica da Camera in un Conservatorio del Nord.

Morale: il Vincitore Assoluto del Concorso a Cattedre per Titoli ed Esami per l'insegnamento di Violino non ha mai insegnato Violino in nessun Conservatorio Italiano.

D.

Vota questo post