Il pavimento che spinge verso l'alto.
Inizio della lezione.
Il pavimento che spinge verso l'alto è il segreto della produzione del suono nel violino. Non sono matto, è da anni che lo dico, ogni volta che lo spiego i miei allievi hanno la reazione scomposta di stupore misto a compatimento. Per forza, da secoli e secoli molti dei giovani violinisti
studenti sono stati costretti a lunghe sedute "psico-filosofiche" tenute da insegnanti che hanno cercato di teorizzare il rapporto fra velocità, pressione e quantità necessario ad un buono scorrimento dei crini dell'arco sulla corda. Nessuno ha spiegato loro il concetto di "contatto" , di "attrito" e di "percezione".
Siamo veramente sicuri che il suono sia prodotto dai crini che scorrono sulla corda e non, al contrario, dalla corda che "spingendo" verso l'alto fa attrito allo scorrere dei crini? La differenza non è soltanto teorica, ma coinvolge tutti i meccanismi tecnici legati al braccio destro. E' una questione di "percezione". Se si pensa ai crini che scorrono si fanno movimenti del braccio più veloci e più grandi, se invece si pensa allo "spingere" verso l'alto della corda e all'attrito provocato la quantità dell'arco si riduce e quindi si riducono tutti i movimenti del braccio, con evidenti vantaggi dati dal maggior controllo (i gesti piccoli sono più comodi di quelli grandi e di quelli piccolissimi, no?).
Ci avete mai pansato, cari giovani colleghi violinisti? Avete mai provato a capovolgere la vostra "percezione"?
Fate questo stupidissimo esercizio e capirete cosa voglio dire esattamente. Mettetevi con la mano destra aperta e rilassata sopra un tavolo e cominciate a scivolare lentamente pensando al tavolo e non alla mano. Dopo un po' vi accorgerete che non controllerete più il movimento, ma vi concentrerete sulla sensazione di fatica che l'attrito provoca. La stessa sensazione che ci dovrebbe essere quando si suona: è il famoso "contatto".
Sì, ma cosa c'entra tutto ciò con il pavimento che spinge verso l'alto? Non si è ancora capito?
Quando suoniamo il violino siamo noi che ci appoggiamo al pavimento o è il pavimento che, appiattito sotto i nostri piedi, "spinge" verso l'alto? Cari giovani colleghi violinisti, ci avete mai pensato? Avete mai pensato di capovolgere la vostra "percezione"?
Provate a chiudere gli occhi quando producete un suono e concentratevi su ciò che sta sotto la vostra pianta dei piedi. Vi sentirete completamente rilassati e non riuscirete a resistere alla corda che vi "invita" all'attrito. Più ci si irrigidisce più ci si solleva, più ci si rilassa più si sente il pavimento che spinge verso l'alto.
Credetemi, non sono matto.
Fine della lezione.
D
Sopravvivenza.
Buone vacanze.
Domenico.
(Mikhail Lidsky ed io durante la sessione di registrazione d'inizio agosto)

Il segnale รจ sufficiente!!!
Cari Amici del blog, non scrivetemi via e-mail che trascuro il blog e che non posto più: non sono affatto morto (almeno non in senso letterale), è che in questi giorni sono alle prese con la registrazione del nuovo CD in compagnia del grande amico Misha e passo tutto il tempo sommerso da trilli, armonici doppi, scale a terze, seste, ottave diteggiate e pizzicati di tutti i tipi. E' la mia prima incisione in studio di pezzi altamente virtuosistici (il mio CD di Ysaye è stato tratto da un concerto dal vivo) e devo dire che è molto più semplice che suonare Brahms o Mendelssohn, per non parlare di Mozart. Come spesso dico "scherzando ma non troppo" ai miei allievi, il virtuosismo trascendentale è come il segnale della televisione digitale, se il segnale è sufficiente vedi perfettamente bene ma se il segnale è appena appena debole non è che vedi male, semplicemente non vedi nulla (ho appena reinstallato il satellite a casa e questa cosa me l'ha confermata anche l'antennista appassionato di musica classica).
Al momento sembra che il segnale che sto trasmettendo io sia bello vigoroso, mi hanno detto che i canali si vedono tutti!!!
La direttrice artistica del CD non deve leggere queste righe, non la voglio vedere saltare dalla sedia come morsa da una tarantola. Secondo lei non stiamo affatto registrando pezzi virtuosistici, ma stiamo cercando di rendere brillante della bella musica che è anche difficile. Ha ragione, i temi di Tartini e di Corelli riscritti da Kreisler o i Capricci di Paganini rielaborati da Szymanowski sono dei capolavori assoluti ma, accidenti, quante note da suonare... e poi la meravigliosa Sonata di Respighi-Vivaldi che abbiamo finito di correggere ieri è una grandissima sorpresa, sembra tutto tranne che musica che ha temi barocchi e le sue armonie sono ricchissime di colori.
Cari Amici del blog, tranquilli, se sopravviverò a questo ennesimo tour de force (e tutto lascia intendere che purtoppo o per fortuna ciò succederà) mi farò vivo io.
D
p.s.
ai miei allievi dico anche che il vero virtuoso è quello che fa sembrare difficilissimi i passi facili e che salva la pelle nei passi complicati: altra nota che la direttrice artistica del CD è bene che non legga altrimenti mi fa ricominciare la registrazione daccapo.



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