Gli esami di riparazione.
Le dieci risposte (vere e sentite con le mie orecchie) da non dare assolutamente per evitare di essere bocciati alla prova di cultura del diploma di violino:
- "l'arco pesa più o meno un chilo, ma un chilo di prosciutto è più pesante da sostenere perché è meno lungo" (l'arco pesa attorno ai 65 grammi);
- "non ho mai sentito parlare del liutaio Stradivari ma so tutto, ma proprio tutto, sul metodo di tecnica di base scritto da Sevcik";
- "le sonate di Beethoven sono di meno rispetto a quelle di Mozart perché sono più difficili da suonare (...);
- "Postiglione è una importante famiglia di liutai tirolesi";
- "la viola da gamba si suonava stringendola con il polpaccio destro" (una posizione veramente rilassante e naturale, no?);
- "le scuole di liuteria più rappresentative nella storia sono quelle tirolese, bresciana, francese e palermitana" (Cremona ringrazia);
- "Beethoven ha scritto il concerto per violino dopo aver sentito suonare la cadenza a Kreisler" (Kreisler, grande violinista del novecento);
- "il tema del concerto di Beethoven è suonato da una batteria" (il Concerto comincia con un solo di timpani e il tema è affidato ai fiati; la perla di saggezza è dello stesso candidato della risposta precedente);
- "i doppi armonici si suonano meglio sfregando anche il legno della bacchetta dell'arco: il violino così fischia di più" (alla faccia della precisione nell'emissione del suono);
- "Wieniawski, famosissimo compositore ungherese, ha scritto due concerti per violino e orchestra e alcune polacche che sono le danze caratteristiche della sua terra d'origine" (Wieniawski è un violinista e compositore dell'ottocento ed è ovviamente polacco).
Fonte: mio personalissimo stupidario, 1996-2000
Miracolo turco.
Scrivo da un internet point di Istanbul, reduce da una meravigliosa manifestazione di attaccamento al lavoro da parte della Orchestra Filarmonica "Borusan". Roba mai vısta da nessun'altra parte, impensabile in particolare nella presunta "Patrıa" della musica che si ritiene sia, spesso a torto, l'Italia.
Proviamo il concerto di Saygun per violino e orchestra (bel pezzo scritto da un autore turco del novecento molto famoso nel nord europa e negli States, ma praticamente sconoscıuto da noi: un misto di Berg, Stravinskij e Prokofiev) e l'orario della prova finisce. Io (timidamente e senza grandi speranze) chiedo di poter fare una esecuzione da capo a fondo e, incredibile ma vero, l'Orchestra di sua spontanea volonta' decide di prolungare di un'ora la prova, senza pagamento per il lavoro in piu'. La Borusan non e' un'Orchestra alle prime armi, e' la compagıne pıu' prestigiosa in Turchia e, detto per inciso, suona benissimo. Devo dire che mi sono quasi commosso, soprattutto ricordando una mia recentissıma produzione italiana nella quale non solo non si e' aggıunto neanche un secondo di tempo alle prove (tra l'altro pochissime gıa' di loro), ma si e' pensato bene di tagliare quasi un giorno di lavoro con la scusa di una "riunione sındacale". Italia attenta, il mondo oggi e' cambıato e il futuro non e' pıu' solo tuo. Nei paesi emergenti simil Turchia le sale da concerto sono piu' belle e con eccellenti acustiche, il pubblico e' piu' numeroso (sono prevıste seimila persone per i miei due concerti, praticamente impossibile nel Bel Paese) e, spiace dirlo ma e' cosi', le Orchestre suonano mediamente meglio e sono di eta' molto piu' bassa (e con tantissime donne). Sara' forse che lı' la musica si produce bene perche' i musicisti delle Orchestre non hanno tutte le garanzie che ci sono da noi, tipo il posto fisso a vita senza nessuna possibilita' di controllo della preparazione individuale? Non e' che in Italia si fanno un po' troppe "riunioni sindacali" e un po' pochi esami di ammissione per cercare di alzare un po' il livello che -spesso- e' "scarsıno"?
Saluti da una delle citta' pıu' belle al mondo. Ad Istanbul si sta davvero bene, anche se fa freddissimo.
D
Le interviste primaverili.
A Marzo "Il Giornale della Musica" e "Archi Magazine" dedicano parte del loro spazio a due mie interviste curate da Roberto Iovino e da Luca Lucibello. Nella prima intervista il tema è il classico "strumentista e strumento" (nello specifico il Guarneri del Gesù della Fondazione Pro Canale che suono) mentre nella seconda l'attenzione è focalizzata sul mio rapporto con la Viola.
Se "Il Giornale della Musica" è uno degli storici e longevi periodici musicali italiani, il bimestrale "Archi Magazine" colma la lacuna dell'assenza in Italia di una rivista
interimente dedicata al mondo degli strumentisti ad arco. Per questa nuova avventura editoriale, nata sulla falsariga dei grandi giornali del centro e nord europa alla "The Strad", il Direttore Luca Lucibello -musicista esso stesso- si è circondato di uno staff fatto di specialisti e riunito ne "L'accademia italiana degli Archi", consesso che punta decisamente a diventare un punto di riferimento per tutti quelli che amano il mondo delle quattro corde. www.accademia-archi.it
Concorsi Internazionali.
Molti dei giovani colleghi violinisti con i quali sono venuto in contatto mi hanno chiesto un parere su quali siano i Concorsi di violino effettivamente utili. Premessa. Vincere un concorso è indispensabile, ma spesso non sufficiente (ogni anno ci sono in media dieci primi premi di competizioni che fanno parte della WFIMC e il mercato in questo momento è ancora in crisi). "Conquistare" un pubblico e un direttore artistico è tutt'altra cosa che convincere una giuria (il concertista cura molto di più gli aspetti -diciamo così- carismatici che quelli più prettamente "tecnici"). Gli elementi fondamentali per giudicare la bontà di un premio sono tre: livello dei vincitori precedenti, livello della commissione e tournée garantite. Secondo me i concorsi che cambiano la vita di un giovane musicista sono Bruxelles (Regina Elisabetta, il più importante in assoluto), Mosca (Tchaikovskij, ma meno di un tempo) e Indianapolis. Altri premi godono di una certa attenzione da parte del mondo musicale che "produce": Hannover (Joachim), Parigi (Long-Thibaud), Genova (Paganini, purtroppo soprattutto in Italia), Poznan (Wieniawski), Odense (Nielsen), Sion (grazie alla presenza di Mintz quale direttore artistico), Helsinki (Sibelius, con un impressionante albo d'oro), Monaco (ARD, un pochino dispersivo con tutte le sue categorie), Ginevra (vedi Monaco). A me piace particolarmente il concorso giapponese di Sendai, quasi neonato, ma già con un altissimo livello raggiunto e molto ben organizzato (ha preso il posto del glorioso concorso di Tokyo). Attenzione: può capitare che in qualsiasi competizione ci sia una componente straordinaria che si riveli utilissima per una carriera e che caratterizzi una sua sola edizione. Un Direttore d'Orchestra importante, un grande manager che sia eccezionalmente presente durante lo svolgimento delle prove può aiutare tantissimo. Anche a me in passato è capitato di avere due grandi presidenti di giuria in due concorsi che ho vinto, ma che non sono fra i più "quotati" (Menuhin al Viotti di Vercelli -oggi sparito nella categoria violinistica- e Francescatti a Marsiglia). Due Presidenti di Giuria che sono stati importantissimi per la mia storia musicale.
Ciò detto (e avendo trascurato per evidenti ragioni il Concorso "Città di Brescia" che dirigo), non invidio assolutamente chi in questo momento si sta preparando ad un Premio. E' talmente stressante che ringrazio il Cielo di avere esaurito il mio "obbligo" prima dei vent'anni. In pochi giorni metti in gioco anni di sudio e confesso che se mi chiedessero adesso di provarci non reggerei più...
D



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